Juan Carlos De Martin's blog

Treccani sotto Creative Commons

Comunicato stampa della Treccani: "Il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta e l’Amministratore Delegato dell’Istituto della Enciclopedia Italiana Francesco Tatò hanno firmato questa mattina, a Palazzo Chigi, un protocollo d’intesa che ha come obiettivo la realizzazione di strumenti innovativi per la diffusione on line di contenuti culturali di alto livello, utilizzabili sia direttamente dai cittadini che nella formazione e la didattica. La Treccani renderà disponibili per il Portale del Cittadino (www.italia.gov.it) e per il Portale InnovaScuola (www.innovascuola.gov.it) i contenuti digitali del proprio archivio regolati secondo i principi dei Creative Commons." (enfasi aggiunta). Il comunicato stampa continua qui. Video di presentazione della splendida iniziativa disponibile sul sito di InnovaScuola.

"Una modesta proposta"

Brillante intervento di Ed Felten (Università di Princeton) in merito alla legge HADOPI: "A Modest Proposal: Three-Strikes for Print". Ovvero: se negare, sulla base di un semplice sospetto, l'uso della tecnologia di comunicazione Internet è un'idea così brillante, perché non applicarla anche alla stampa? L'ironia swiftiana mette bene in evidenza, a mio avviso, l'assurdità dell'approccio à la Sarkozy alle cose di Internet. Il Centro NEXA ha appena pubblicato la traduzione italiana (sotto licenza CC).
AGGIORNAMENTO (19.05.09): Il Centro NEXA ha pubblicato la traduzione italiana: "Una modesta proposta: 'tre sbagli e sei fuori' anche per la stampa".

Nasce ma forse è già morta

E' sorprendente come bastino pochi mesi per cambiare lo scenario politico e culturale. Oggi l'Assembla Nazionale francese, ha infatti approvato, con una risicata maggioranza e in mezzo a innumerevoli polemiche (incluso persino un HADOPIGATE), la controversa legge HADOPI. Ma tale approvazione, invece di rappresentare il trionfo della linea politica fortissimamente voluta dal Presidente Sarkozy (che pare abbia dichiarato di volere l'approvazione della legge "a qualsiasi costo"), sembra solo figlia di un passato che non si è ancora accorto di essere morto e che, però, morendo rischia di fare ancora molti danni. Mi ricordo, infatti, come ancora a fine ottobre 2008, a Roma, durate gli Stati Generali del Cinema, l'approccio à la Sarkozy avesse un'aura di forza, di vitalità: niente "far west", niente "furti", no ai "pirati", sì alla "risposta graduata" (termine peraltro preso a prestito dal gergo militare della Guerra Fredda), ovvero un insieme di parole attentamente scelte per suggerire un accattivamente mix di fermezza e di ragionevolezza. Peccato che questo mix messo insieme dagli spin doctor di alcune industrie dei contenuti trascurasse e trascuri alcuni fatti cruciali, due dei quali per me fondamentali. Il primo è che l'accesso a Internet è, nel 2009, un pre-requisito per l'esercizio di diritti umani fondamentali, come peraltro affermato ripetutamente, e con maggioranze schiaccianti, dal Parlamento Europeo nei mesi scorsi. Negare, sulla base di un semplice sospetto e per via amministrativa, l'accesso a portali didattici, a servizi medici, a siti di informazione, a contatti con amici e parenti, a servizi di pagamento, a forme di associazionismo e di partecipazione politica, eccetera, genera un danno al cittadino che è impensabile che non venga comminato, con tutte le garanzie del caso, dal potere giudiziario. Il secondo fatto è che esistono modalità alternative allo status quo per sostenere economicamente gli autori. Non è quindi assolutamente vero che o si sbattono fuori i pirati o gli artisti moriranno di fame (come se adesso, peraltro, l'artista medio sguazzasse nell'oro... ma questo è un altro discorso, che magari faremo un'altra volta). Sono ormai anni, infatti, che da diverse parti si ricorda che ogni volta che un nuovo media entra sulla scena - si pensi alla radio o alla televisione - la soluzione al problema della diffusione dei contenuti sono licenze collettive, non il carcere per i "pirati", che peraltro sono spesso dispostissimi a pagare, purchè a condizioni ragionevoli. Col benefit aggiuntivo che rispetto agli anni '30 o '50 del secolo scorso oggi è possibile pensare ad "alternative compensation systems" molto più evoluti (ed equi) di quelli messi in atto dalle generazioni precedenti. La bibliografia in materia -incluse proposte aggiornate, dettagliate e concrete - è ormai copiosissima. Ricordo solo il capostipite di questo filone, il prof. William Fisher, del Berkman Center di Harvard, il cui libro "Promises To Keep" metteva già nel 2004 al centro del dibattito internazionale il tema delle licenze collettive. E ricordo due contributi recentissimi: il libro di Philippe Aigrain, "Internet & Création" (2009), e l'articolo di Volker Grassmuck, "The World Is Going Flat(-Rate)" (2009). Se, quindi, ci stanno davvero a cuore gli artisti, la soluzione per remunerarli ponendo nel contempo le basi, nel pieno rispetto della legge, per un Rinascimento digitale c'è già: basta volerla implementare. Noi del Centro NEXA su Internet & Società del Politecnico di Torino abbiamo anche mostrato, col position paper "Creatività remunerata, conoscenza liberata: file sharing e licenze collettive estese", come esista già anche lo specifico strumento giuridico adatto allo scopo, le licenze collettive estese. L'approccio à la Sarkozy non è, quindi, a mio avviso, nemmeno lontamente la soluzione che meglio approssima il bene comune: è, infatti, se prendiamo la società della conoscenza sul serio, fuori dal tempo; viola diritti fondamentali dei cittadini, con un impatto non solo civile, ma anche culturale ed economico; e non è assolutamente vero che rappresenti l'unico modo (ne' il modo migliore) per tutelare i diritti economici degli autori. A meno che, almeno per alcuni, il vero obiettivo, non dichiarato, non sia un altro: quello di creare, col pretesto della pirateria e rendendo complici gli Internet Service Provider, la prima vera struttura di controllo della Rete. Perché tale sarebbe l'infrastruttura tecnica e burocratica necessaria a implementare una legge come l'HADOPI. La Rete: la "più grande invenzione del XX secolo" (Rita Levi Montalcini), l'"utopia realizzata" (Stefano Rodotà). Invenzione che però ha l'antipatica (per alcuni) caratteristica di donare libertà a chi la usa e di mettere in crisi il monopolio informativo, politico e culturale reso possibile dai media tradizionali. Forse quindi non si pecca di eccessiva sospettosità se si mette nel novero delle possibilità il fatto che qualcuno, in Francia ma anche in Italia e altrove, stia attivamente cercando il modo (o i modi) per addomesticare la Rete. In nome della "pirateria", o di quello che sarà il pretesto du jour tra un mese o tra un anno.

Il flat-rate diventa mainstream

Leggendo questo articolo sul New York Times, "Building the Tools to Legalize P2P Video-Sharing", ho pensato che quella delle licenze flat-rate per consentire a chi paga un modesto sovraprezzo di scaricare tutta la musica che vuole è un'altra di quelle idee che nel giro di pochi mesi passano dallo stato "inaccettabile" allo stato "discutiamo i dettagli". E' facile predire che tra un anno gli stessi che avevano attacchi di orticaria al solo sentir parlare di licenze flat-rate pontificheranno sul fatto che e' un'idea bellissima e che loro l'avevano sempre sostenuta.... Bah. L'importante e' che capiti. Mettendo per sempre in naftalina proposte à la Sarkozy (tipo la legge HADOPI), e in generale tutte le proposte, che in nome della lotta al download illecito, finiscono per violare i diritti fondamentali dei cittadini e, quel che forse è peggio, per creare un'infrastruttura di controllo della Rete. Intanto, ricordo che il Centro NEXA a marzo aveva pubblicato un position paper sulle licenze collettive estese, ovvero, uno specifico strumento giuridico utilizzabile, secondo noi, per implementare il flat-rate in Italia e in Europa: "Creatività remunerata, conoscenza liberata: file sharing e licenze collettive estese".

Biennale Democrazia: "Internet e democrazia deliberativa"

Nell'ambito della prima Biennale Democrazia, oggi, sabato 25.04.09, al Teatro Gobetti di Torino, dalle ore 16:30 alle 18:00, incontro aperto a tutti sul tema "Internet e democrazia deliberativa". Coordina: J.C. De Martin (NEXA Center for Internet & Society). Relatori: Prof. Mario Losano (giurista, Univ. Piemonte Orientale), Dr Sunil Abraham (India Center for Internet & Society), Dr Philippe Aigrain (Sopinspace, La Quadrature du Net). Qual è il ruolo di internet nelle nostre democrazia moderne? Dall’espressione diretta di punti di vista diversi all’articolazione in molte, e spesso inedite, sedi del pubblico dibattito; dall’organizzazione di campagne e movimenti dal basso alle nuove forme di raccolta fondi, come si può sviluppare il suo potenziale positivo, riducendo allo stesso tempo i possibili rischi?

"Università Aperta"

In occasione della prima Biennale Democrazia (Torino, 22-26 aprile 2009) il Centro NEXA su Internet & Società, che co-dirigo insieme al prof. Marco Ricolfi, propone il progetto "Università Aperta", una consultazione online degli studenti universitari torinesi (oltre 100.000) in merito alla Dichiarazione di Wheeler. Tale dichiarazione offre una definizione di "università aperta" redatta da studenti USA alcuni mesi fa nel corso di un incontro del movimento Free Culture a Berkeley in California e tocca temi come l'open access, il materiale didattico aperto, i brevetti e il software libero. Il progetto "Università Aperta" si articolerà in una fase di dibattito online (20-22 aprile) a cui seguirà, il 23 aprile alle 14:30, una discussione dei risultati del dibattito nell'Aula Magna del Politecnico di Torino alla presenza di autorità accademiche ed esperti (slide di presentazione del progetto). I risultati verranno poi nuovamente discussi nel corso di un panel intitolato "Internet e democrazia deliberativa" che avrà luogo il 25 aprile alle ore 16:00 al Teatro Gobetti, sempre a Torino. Qui è possibile scaricare il volantino relativo al progetto Università Aperta.

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Amo la domenica per diversi motivi. Uno di questi è sicuramente la "Domenica", l'inserto cultura (recensioni di libri, concerti, e altro) del Sole24ore. Comprarlo e leggerlo è un piacere di quelli che rendono la vita più bella. Al punto che quando sono in viaggio all'estero soffro un po' di non poterla leggere. Oggi, tuttavia, mi sono imbattuto non solo nei consueti bon bon settimanali, come la bella rubrica Cultweb di Chiara Somajni, o nell'acuta recensione di, per esempio, "The Scientific Life. A moral history of a late modern vocation" di Steven Shabin. No, oggi l'occhio si è soffermato su una piccola scritta al fondo di ogni articolo: © RIPRODUZIONE RISERVATA. Non so da quanto tempo ci sia; magari mesi. Fatto sta che l'ho notata solo oggi. E' davvero ironico. Non solo non c'è modo di accedere alla "Domenica" se non essendo fisicamente in grado, la domenica mattina, di comprarla in un'edicola dislocata sul territorio nazionale (e neanche tutte le edicole; e bisogna anche, in certi casi, arrivare prestino, perché le copie finiscono). Come fosse, chessò?, il 1959. Ma adesso si restringe ulteriormente la possibile diffusione (v. art. 65 della legge sul diritto d'autore). E' davvero ironico. E' ironico perché in un paese di lettori scarsi come l'Italia si dovrebbe fare tutto il possibile per allargare la platea dei lettori potenziali. E' ironico perché il web rappresenta una piattaforma spettacolare per sperimentare nuovi modi di diffondere, commentare, integrare, arricchire quel tipo di contenuti. E' ironico perché posso accedere online a molti articoli della grandissima New York Review of Books, ma non al contenuto della "Domenica" (che, a quanto mi risulta, non ha nemmeno un sito vetrina con, chessò?, l'indice dei numeri). E' ironico perché mi chiedo quante copie in meno si venderebbero se il contenuto fosse disponibile anche online. E' ironico perché mi chiedo quante copie in più si venderebbero se il contenuto fosse disponibile anche online. Ovviamente non sto suggerendo al Sole24ore di riversare senza riflessione tutto il contenuto della "Domenica" online. Ma tra pubblicità e ritorni sugli acquisti di libri indotti dalle recensioni non è proprio possibile pensare ad un modello di business? L'esperienza ormai pluriennale dell'analogo inserto de La Stampa, "TuttoLibri", rilasciato con licenza Creative Commons (incluso tutto l'archivio storico dell'inserto!), non può insegnare proprio nulla?

Internet come la TV

Michael Eisner, ex-CEO di Disney, nel corso di un'intervista a Esquire (edizione USA, 04/09, p. 122) parla anche di Internet:
"No, I don't know what the Internet is going to look like in ten years. My guess is, it will be a ubiquitous stream in which you consume all the information and entertainment you want. It will probably be a different route into your television screen. Therefore, the phrase "the Internet" will probably dissolve, like the words "telephone poles". They won't matter. The conversation will go, "Did you see such and such?" You won't really care how you got it.
Consume. Television. E' così che una determinata parte dell'umanità - in questo caso un "Mogul, Web entrepreneur, former talk-show host", secondo la definizione di Esquire - vede Internet. Un po' per deformazione professionale, un po' (tanto) per interesse.

Vive la France!



Godiamoci questa inaspettata vittoria, frutto di diversi fattori, ma in primis del lavoro enorme fatto dagli amici della Quadrature du Net: bravi!
Quando il momento sarà poi passato, torneremo a concentrarci su come contrastare l'ovvio -almeno per me- tentativo in diversi paesi, incluso il nostro, di creare, col pretesto dello scambio illecito di contenuti (che si puo' affrontare con strumenti infinitamente piu' rispettosi dei diritti dei cittadini, come le licenze collettive estese), un'infrastruttura di sorveglianza di Internet e dei suoi utenti.

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