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Nuovo studio: "File Sharing & Copyright"

Mentre alcuni continuano imperterriti a ripetere il dogma "la pirateria si combatte solo tagliando le mani - pardon, le tastiere - ai ragazzini", si moltiplicano gli studi che delineano una realta' molto piu' complessa e articolata, peraltro evidente a chiunque si mantenenga un minimo laico su questo tema. L'ultimo studio a riguardo, intitolato "File sharing and Copyright", viene da quel noto covo di pirati che e' l'Harvard Business School e fornisce elementi quantitativi che indicano come, nel complesso, il fenomeno del file sharing ha avuto un impatto netto positivo per le nostre societa'.

Barbara Spinelli e Internet

Dall'articolo "Se Marx seduce la destra", La Stampa, 14 giugno 2009: [...] Infine c’è il Partito dei Pirati: una formazione che ha raccolto il 7 per cento ed è il terzo partito svedese per numero di iscritti. La sua battaglia per il libero e completo accesso a internet è emblematico segno dei tempi: con il dissesto dei giornali e l’estendersi del capitalismo di Stato, si è visto negli ultimi giorni quanto sia prezioso lo spazio internet e dei blog. È prezioso in Francia, dove la Corte costituzionale ha appena invalidato una legge che vieta lo scaricamento di programmi, affermando che solo il giudice può emettere sanzioni e non l’autorità amministrativa. È prezioso in Italia, dove la libertà internet è minacciata dalla nuova legge sulle intercettazioni: lo spiega molto bene Giuseppe Giulietti sul quotidiano online per la libertà d’espressione Articolo21.info). [...]

I giovani e Internet

Dall'articolo di Tito Boeri su La Repubblica di oggi: [...] Oggi però i giovani hanno un'arma in più: si chiama Internet. Fenomeni come il fiume di preferenze accordate a candidati sconosciuti fuori dal web come Debora Serracchiani ci danno una misura delle enormi potenzialità di questo strumento nel cambiare la nostra classe dirigente. La democrazia su Internet è fatta a misura per i giovani. Bene che imparino presto ad usarla.

Treccani sotto Creative Commons

Comunicato stampa della Treccani: "Il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta e l’Amministratore Delegato dell’Istituto della Enciclopedia Italiana Francesco Tatò hanno firmato questa mattina, a Palazzo Chigi, un protocollo d’intesa che ha come obiettivo la realizzazione di strumenti innovativi per la diffusione on line di contenuti culturali di alto livello, utilizzabili sia direttamente dai cittadini che nella formazione e la didattica. La Treccani renderà disponibili per il Portale del Cittadino (www.italia.gov.it) e per il Portale InnovaScuola (www.innovascuola.gov.it) i contenuti digitali del proprio archivio regolati secondo i principi dei Creative Commons." (enfasi aggiunta). Il comunicato stampa continua qui. Video di presentazione della splendida iniziativa disponibile sul sito di InnovaScuola.

"Una modesta proposta"

Brillante intervento di Ed Felten (Università di Princeton) in merito alla legge HADOPI: "A Modest Proposal: Three-Strikes for Print". Ovvero: se negare, sulla base di un semplice sospetto, l'uso della tecnologia di comunicazione Internet è un'idea così brillante, perché non applicarla anche alla stampa? L'ironia swiftiana mette bene in evidenza, a mio avviso, l'assurdità dell'approccio à la Sarkozy alle cose di Internet. Il Centro NEXA ha appena pubblicato la traduzione italiana (sotto licenza CC).
AGGIORNAMENTO (19.05.09): Il Centro NEXA ha pubblicato la traduzione italiana: "Una modesta proposta: 'tre sbagli e sei fuori' anche per la stampa".

Nasce ma forse è già morta

E' sorprendente come bastino pochi mesi per cambiare lo scenario politico e culturale. Oggi l'Assembla Nazionale francese, ha infatti approvato, con una risicata maggioranza e in mezzo a innumerevoli polemiche (incluso persino un HADOPIGATE), la controversa legge HADOPI. Ma tale approvazione, invece di rappresentare il trionfo della linea politica fortissimamente voluta dal Presidente Sarkozy (che pare abbia dichiarato di volere l'approvazione della legge "a qualsiasi costo"), sembra solo figlia di un passato che non si è ancora accorto di essere morto e che, però, morendo rischia di fare ancora molti danni. Mi ricordo, infatti, come ancora a fine ottobre 2008, a Roma, durate gli Stati Generali del Cinema, l'approccio à la Sarkozy avesse un'aura di forza, di vitalità: niente "far west", niente "furti", no ai "pirati", sì alla "risposta graduata" (termine peraltro preso a prestito dal gergo militare della Guerra Fredda), ovvero un insieme di parole attentamente scelte per suggerire un accattivamente mix di fermezza e di ragionevolezza. Peccato che questo mix messo insieme dagli spin doctor di alcune industrie dei contenuti trascurasse e trascuri alcuni fatti cruciali, due dei quali per me fondamentali. Il primo è che l'accesso a Internet è, nel 2009, un pre-requisito per l'esercizio di diritti umani fondamentali, come peraltro affermato ripetutamente, e con maggioranze schiaccianti, dal Parlamento Europeo nei mesi scorsi. Negare, sulla base di un semplice sospetto e per via amministrativa, l'accesso a portali didattici, a servizi medici, a siti di informazione, a contatti con amici e parenti, a servizi di pagamento, a forme di associazionismo e di partecipazione politica, eccetera, genera un danno al cittadino che è impensabile che non venga comminato, con tutte le garanzie del caso, dal potere giudiziario. Il secondo fatto è che esistono modalità alternative allo status quo per sostenere economicamente gli autori. Non è quindi assolutamente vero che o si sbattono fuori i pirati o gli artisti moriranno di fame (come se adesso, peraltro, l'artista medio sguazzasse nell'oro... ma questo è un altro discorso, che magari faremo un'altra volta). Sono ormai anni, infatti, che da diverse parti si ricorda che ogni volta che un nuovo media entra sulla scena - si pensi alla radio o alla televisione - la soluzione al problema della diffusione dei contenuti sono licenze collettive, non il carcere per i "pirati", che peraltro sono spesso dispostissimi a pagare, purchè a condizioni ragionevoli. Col benefit aggiuntivo che rispetto agli anni '30 o '50 del secolo scorso oggi è possibile pensare ad "alternative compensation systems" molto più evoluti (ed equi) di quelli messi in atto dalle generazioni precedenti. La bibliografia in materia -incluse proposte aggiornate, dettagliate e concrete - è ormai copiosissima. Ricordo solo il capostipite di questo filone, il prof. William Fisher, del Berkman Center di Harvard, il cui libro "Promises To Keep" metteva già nel 2004 al centro del dibattito internazionale il tema delle licenze collettive. E ricordo due contributi recentissimi: il libro di Philippe Aigrain, "Internet & Création" (2009), e l'articolo di Volker Grassmuck, "The World Is Going Flat(-Rate)" (2009). Se, quindi, ci stanno davvero a cuore gli artisti, la soluzione per remunerarli ponendo nel contempo le basi, nel pieno rispetto della legge, per un Rinascimento digitale c'è già: basta volerla implementare. Noi del Centro NEXA su Internet & Società del Politecnico di Torino abbiamo anche mostrato, col position paper "Creatività remunerata, conoscenza liberata: file sharing e licenze collettive estese", come esista già anche lo specifico strumento giuridico adatto allo scopo, le licenze collettive estese. L'approccio à la Sarkozy non è, quindi, a mio avviso, nemmeno lontamente la soluzione che meglio approssima il bene comune: è, infatti, se prendiamo la società della conoscenza sul serio, fuori dal tempo; viola diritti fondamentali dei cittadini, con un impatto non solo civile, ma anche culturale ed economico; e non è assolutamente vero che rappresenti l'unico modo (ne' il modo migliore) per tutelare i diritti economici degli autori. A meno che, almeno per alcuni, il vero obiettivo, non dichiarato, non sia un altro: quello di creare, col pretesto della pirateria e rendendo complici gli Internet Service Provider, la prima vera struttura di controllo della Rete. Perché tale sarebbe l'infrastruttura tecnica e burocratica necessaria a implementare una legge come l'HADOPI. La Rete: la "più grande invenzione del XX secolo" (Rita Levi Montalcini), l'"utopia realizzata" (Stefano Rodotà). Invenzione che però ha l'antipatica (per alcuni) caratteristica di donare libertà a chi la usa e di mettere in crisi il monopolio informativo, politico e culturale reso possibile dai media tradizionali. Forse quindi non si pecca di eccessiva sospettosità se si mette nel novero delle possibilità il fatto che qualcuno, in Francia ma anche in Italia e altrove, stia attivamente cercando il modo (o i modi) per addomesticare la Rete. In nome della "pirateria", o di quello che sarà il pretesto du jour tra un mese o tra un anno.

Il flat-rate diventa mainstream

Leggendo questo articolo sul New York Times, "Building the Tools to Legalize P2P Video-Sharing", ho pensato che quella delle licenze flat-rate per consentire a chi paga un modesto sovraprezzo di scaricare tutta la musica che vuole è un'altra di quelle idee che nel giro di pochi mesi passano dallo stato "inaccettabile" allo stato "discutiamo i dettagli". E' facile predire che tra un anno gli stessi che avevano attacchi di orticaria al solo sentir parlare di licenze flat-rate pontificheranno sul fatto che e' un'idea bellissima e che loro l'avevano sempre sostenuta.... Bah. L'importante e' che capiti. Mettendo per sempre in naftalina proposte à la Sarkozy (tipo la legge HADOPI), e in generale tutte le proposte, che in nome della lotta al download illecito, finiscono per violare i diritti fondamentali dei cittadini e, quel che forse è peggio, per creare un'infrastruttura di controllo della Rete. Intanto, ricordo che il Centro NEXA a marzo aveva pubblicato un position paper sulle licenze collettive estese, ovvero, uno specifico strumento giuridico utilizzabile, secondo noi, per implementare il flat-rate in Italia e in Europa: "Creatività remunerata, conoscenza liberata: file sharing e licenze collettive estese".

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