Vladimiro Zagrebelsky: "In difesa della Costituzione"

L’inizio della difficoltà in cui si è venuto a trovare il Salone del Libro non è nella concessione di uno stand anche alla fascisteggiante editrice Altaforte. Pochi avrebbero notato il suo banchetto di libri e il suo catalogo avrebbe interessato chi già ne condivide l’orientamento, senza vero effetto di proselitismo. Ma il ministro dell’Interno ha ora pubblicato una sua intervista proprio dalla casa editrice vicina a CasaPound. È questo l’incredibile fatto scatenante le reazioni e i problemi che gli organizzatori del Salone si trovano ad affrontare. All’ingiusto danno che il grande evento culturale subisce, si unisce un effetto negativo anche più rilevante: l’oscuramento del gesto del ministro Salvini e dell’ennesimo segnale che egli lancia all’estrema destra, con la possibilità offerta ai compagni di governo di far finta di niente.

Ora il problema che si è posto con la presenza di Altaforte e dei suoi libri accanto ai tanti altri editori, ridotto all’essenziale è un problema classico, che, una volta emerso nel dibattito pubblico, va affrontato rigorosamente richiamandosi ai principi liberali, che sono propri della Costituzione e del diritto europeo delle libertà fondamentali. La libertà di espressione è uno dei fondamenti essenziali della società democratica. Come più volte ha detto la Corte europea dei diritti umani, essa vale non soltanto per le informazioni o le idee che sono accolte con favore o sono considerate inoffensive o indifferenti, ma anche per quelle che urtano, colpiscono, inquietano lo Stato o una qualunque parte della popolazione. Il senso dei principi costituzionali nella materia non è diverso. Propria delle società liberali democratiche è la fiducia nel dibattito, che vede contrapporsi argomento ad argomento, fa emergere quella parte di verità o almeno di accettabilità che può trovarsi anche nell’opinione che si combatte. Persino la falsità o l’insuperabile debolezza dell’opinione dell’avversario, messa in luce dal confronto, contribuisce alla ricerca di ciò che è vero, giusto, opportuno. La censura priva entrambi i contendenti del confronto di idee e del valore del suo esito. Nel caso che ora si pone al Salone del Libro, occorre accettare la fatica e il fastidio della discussione argomentata. E quindi ricordare la vicenda del fascismo in Italia e in Europa, raccontarla soprattutto ai giovani che non l’hanno vissuta e a chi non legge abbastanza.

Certo alla libertà di espressione vi sono limiti; limiti oltre i quali è possibile che si applichi la legge penale o che comunque quella libertà non trovi protezione. Ma occorre che si sia in presenza di apologia o istigazione o incitamento all’odio, alla violenza, al razzismo, all’intolleranza e alla discriminazione. E non può trattarsi solo dell’espressione di opinioni, ma devono derivarne rischi in concreto di spingere a condotte pericolose. In sostanza non si puniscono le opinioni, per quanto deplorevoli. E ciò vale per tutta l’area del c.d. delitti di opinione, secondo la costante applicazione che di quelle norme fanno i giudici nazionali e quelli europei. In particolare non è vietato esser fascisti o dire di esserlo. Vietato è farne apologia in modo da creare il pericolo di ricostituzione del partito fascista.

Va però detto ciò che da tempo in Italia sembra esser dimenticato. Non tutto ciò che è consentito e non punito è anche apprezzabile, opportuno o irrilevante. Oltre la legge penale vi è la dimensione politica. Mescolare i piani, far dipendere le valutazioni politiche dall’esito di vicende penali produce confusione e porta all’indifferenza etica e politica. Cioè alla connivenza. E se la democrazia sconta qualche possibile debolezza, che le deriva dalla tolleranza delle opinioni di chi la denigra e combatte, tuttavia pretende rigore nel definire ciò che è politicamente inaccettabile. Su quel piano ogni atteggiamento di vicinanza, tolleranza, noncuranza per le posizioni che si richiamano al fascismo è radicalmente incompatibile con la lettera e lo spirito della nostra Costituzione.

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"La Stampa", 8 maggio 2019, p. 21.

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