{"id":1271,"date":"2007-05-15T15:41:28","date_gmt":"2007-05-15T13:41:28","guid":{"rendered":"https:\/\/new.demartin.nexacenter.org\/?p=1271"},"modified":"2007-05-15T15:41:28","modified_gmt":"2007-05-15T13:41:28","slug":"causa-comune-di-philippe-aigrain-prefazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/demartin.polito.it\/?p=1271","title":{"rendered":"&#8220;Causa Comune&#8221; di Philippe Aigrain &#8211; Prefazione"},"content":{"rendered":"<p>All\u2019inizio del 2006, gli utenti di Internet hanno superato il miliardo. In media, si tratta di utenti molto attivi: tra il 40% e il 60%, infatti, non si limita a consultare le risorse in rete, ma inserisce contenuti online, da poche righe di testo fino a contributi pi\u00f9 complessi, come musica, video, novelle, poesie, blog personali e professionali oppure altro genere di materiali. Quando questa attivit\u00e0 di inserimento ha luogo con metodologie intensamente collaborative, si producono risultati come Wikipedia, la libera enciclopedia della rete, o come tutti i libri, film e videogame creati da comunit\u00e0 di persone unite da un collante al tempo stesso esile e potente: la passione e la possibilit\u00e0 di accedere a Internet. Nelle zone del mondo in cui sussistono condizioni sociali e infrastrutturali sufficienti, si intravede gi\u00e0 l\u2019emergere di un\u2019epoca particolarmente favorevole al dilettante, ovvero a colui che coltiva senza ambizioni professionali una passione, qualunque essa sia. In questo senso, non stupisce che nel 2006, secondo una recente indagine, oltre 32 milioni di americani si autodefinissero \u201cartisti\u201d.  Il contenuto \u201cartistico\u201d del fenomeno descritto, insieme tecnologico e sociale, noto come \u201ccontenuto generato dagli utenti\u201d, \u00e8 stato a tal punto compreso nell\u2019ecosistema della rete da diventare il perno per molti esercizi di business.  Prima dei contenuti \u201cartistici\u201d, vale per\u00f2 la pena di ricordare che \u00e8 stato un altro tipo di creazione dell\u2019ingegno ad aprire la strada della produzione dal basso e della condivisione online, ovvero il software. Un risultato spicca fra tutti: lo sviluppo collaborativo di una suite software \u2013 GNU\/Linux \u2013 che, nel giro di pochi anni, \u00e8 stata in grado di competere, per funzionalit\u00e0 ed eleganza, con prodotti concorrenti sviluppati con processi tradizionali da alcune aziende fra le pi\u00f9 dotate di mezzi al mondo.  Questo risultato \u00e8 stato raggiunto grazie al contributo di milioni di persone appartenenti al pool \u2013 numericamente sempre pi\u00f9 importante \u2013 di coloro  che hanno competenze di programmazione, ovvero circa quindici milioni di programmatori professionisti e forse cento milioni di persone in grado di effettuare almeno limitati interventi di programmazione.  Una frazione considerevole di questo flusso creativo di software e di contenuti, quasi sempre messo a disposizione a titolo gratuito, \u00e8 stata pubblicata con una modalit\u00e0 che, in anni recenti, ha guadagnato molta attenzione. Molti autori, infatti, hanno rilasciato le proprie opere rinunciando in maniera esplicita alla maggior parte delle prerogative previste dalla legge sul diritto d\u2019autore. In altre parole, invece del tradizionale \u201ctutti i diritti riservati\u201d, hanno scelto di garantirsi soltanto alcuni diritti, inaugurando il passaggio da un sistema basato sulla richiesta, caso per caso ed ex post, del permesso dell\u2019autore, a un sistema in cui il permesso \u00e8 stato rilasciato ex ante, per tutti e per sempre, purch\u00e9 si rispettino alcune condizioni. Il risultato di questa rivoluzione \u00e8 stato che milioni di persone hanno contribuito, su base volontaria, a creare un ingente patrimonio comune \u2013 un \u201ccommons\u201d, per usare il termine inglese \u2013 di contenuti e di software a cui possono attingere liberamente cittadini, imprese, associazioni e pubbliche amministrazioni di ogni parte del mondo, oggi e nel futuro.  \u00c8 noto che gli strumenti che regolano tale fenomeno dal punto di vista giuridico sono licenze standardizzate di diritto d\u2019autore, come la GNU General Public License per il software o le licenze Creative Commons per gli altri tipi di opere creative. Si tratta di strumenti la cui presenza nel nostro quadro normativo assume un rilievo fondamentale, ma pur sempre nel dominio tecnico dei mezzi per raggiungere un determinato fine.  La vera questione, tuttavia, \u00e8 perch\u00e9 tale fenomeno abbia cos\u00ec dilagato, quali motivi abbiano spinto milioni di persone a donare il frutto del proprio lavoro. Le spiegazioni che riconducono a motivazioni di profitto (non pecuniario) per chi compie l\u2019atto di donazione, non convincono, poich\u00e9 adatte a spiegare soltanto un sottoinsieme limitato dei casi. In particolare non tengono conto che il movimento di creazione di beni comuni digitali \u2013 reso possibile, sia detto per inciso, da un bene comune infrastrutturale come Internet \u2013 \u00e8 nato negli ambienti degli sviluppatori di software come reazione alla forte spinta verso la sua appropriazione da parte di privati all\u2019inizio degli anni Ottanta del secolo scorso.  Come argomenta Philippe Aigrain nel suo lavoro, all\u2019inizio i programmatori, pi\u00f9 in grado di comprendere la rivoluzione in atto, in seguito molti semplici utenti di Internet, hanno scelto di aggiungere le proprie creazioni al \u201ccommons\u201d digitale come reazione a un rischio importante: veder compromesso il potenziale, ancora largamente inespresso, della rivoluzione informazionale. Una rivoluzione che consiste nell\u2019emergere di \u00abnuovi modi di pensare, di rappresentare, di scambiare, di creare, di memorizzare\u00bb, e che Aigrain non esita a considerare simile per importanza alla \u00abrottura paleolitica e neolitica determinate dallo strumento, dalla parola e dal segno, e con l\u2019apparizione della scrittura, frattura fondante dei tempi storici\u00bb.  La reazione ha preso la forma della creazione collaborativa \u2013 o della difesa, nel caso di infrastrutture \u2013 di beni comuni, percepiti come essenziali ai fini di preservare e rafforzare la libert\u00e0 stessa di creare, usufruire e condividere informazioni.  Questi beni comuni, infrastrutturali (una rete aperta e neutrale, piatteforme di calcolo aperte, software di base libero) e informazionali (contenuti), sono al centro dell\u2019analisi e delle proposte di Aigrain. Riguardo ai primi, egli rileva come le piattaforme di calcolo personale poste sotto la diretta e completa sovranit\u00e0 dell\u2019utente (i personal computer) e la presenza di una rete (Internet) fortemente decentralizzata e neutrale rispetto agli usi e alle destinazioni, siano dotazioni solo apparentemente naturali del nostro quotidiano. Al contrario sono il frutto di una serie di decisioni architetturali e di avvenimenti industriali e politici che hanno creato le condizioni economiche ed etiche per il successo della prima fase della rivoluzione informazionale. Queste scelte, infatti, hanno reso possibile la mobilitazione del formidabile capitale distribuito delle competenze, del talento e del tempo messi a disposizione dagli utenti per dare luogo ai movimenti di creazione dal basso sopra ricordati.  Le infrastrutture tecnologiche non bastano tuttavia a generare contenuti e sono i contenuti stessi che iniziano a gemmare altri contenuti, attraverso un processo ciclico e continuo di rigenerazione, flusso, apprendimento, scambio culturale e politico reso possibile dalla disponibilit\u00e0 di quella base comune di beni informazionali. Per queste ragioni, secondo Aigrain, la rilevanza sociale dei beni comuni informazionali va riconosciuta a tutti i livelli, dal normativo al politico, con esplicite misure di supporto nei confronti di chiunque contribuisca al loro sviluppo. Intorno a questa centralit\u00e0 dei beni comuni, Aigrain articola una visione pi\u00f9 ampia della societ\u00e0 che potrebbe emergere dalla rivoluzione informazionale, connaturata da una nuova consapevolezza del ruolo dei beni comuni, anche di quelli sociali e fisici, una societ\u00e0 pi\u00f9 creativa, solidale e umana.  Le proposte concrete di Aigrain sono, per esplicita ammissione dell\u2019autore, imperfette, come tutte le proposte concrete. Collocando nel futuro il raggiungimento \u00abdell\u2019obbiettivo pi\u00f9 difficile, costruire il linguaggio e gli strumenti di dibattito su questi problemi, i mezzi per riflettere sull\u2019incomparabile\u00bb, Aigrain riconosce implicitamente che il suo \u00e8 un contributo parziale. Tuttavia si tratta di un lavoro di grande importanza, sia per l\u2019ampio respiro \u2013 solo in parte reso in questa sede \u2013 sia perch\u00e9 fornisce numerosi elementi originali per riflettere sulla trasformazione in atto. Tutto ci\u00f2 con una conoscenza profonda delle esperienze a livello mondiale, ma al tempo stesso con la consapevolezza di un europeo che vede nuovi modi per trasformare in realt\u00e0 la visione di un\u2019Europa come \u201cpotenza civile\u201d.  Juan Carlos De Martin NEXA \u2013 Centro di Ricerca su Internet e Societ\u00e0 Politecnico di Torino<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>All\u2019inizio del 2006, gli utenti di Internet hanno superato il miliardo. 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