{"id":1321,"date":"2008-11-22T21:52:37","date_gmt":"2008-11-22T20:52:37","guid":{"rendered":"https:\/\/new.demartin.nexacenter.org\/?p=1321"},"modified":"2008-11-22T21:52:37","modified_gmt":"2008-11-22T20:52:37","slug":"sul-pubblico-dominio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/demartin.polito.it\/?p=1321","title":{"rendered":"Sul pubblico dominio"},"content":{"rendered":"<p><strong>SEGRETI DI PUBBLICO DOMINIO Il valore della conoscenza usata liberamente<\/strong>  Le opere dell\u2019ingegno si posso liberamente stampare, copiare, diffondere, eseguire in pubblico, mettere in scena, tradurre, vendere e altro ancora. <a href=\"http:\/\/demartin.polito.it\/blog\/98\">(continua)<\/a><!--break--> Ovvero, si puo&#8217; seguire liberamente la propria inclinazione culturale o i propri obiettivi imprenditoriali senza chiedere il permesso dell&#8217;autore, dei suoi eredi o di altre entita&#8217;, senza corrispondere royalties, senza firmare contratti. Ovviamente cio&#8217; non significa che tutto sia lecito: non e&#8217; lecito, per esempio, attribuirsi opere di cui non si ha la paternita&#8217; o, per restare in un ambito regolato solo da norme di tipo sociale, non si citano brani fuori dal contesto cosi&#8217; da distorcere il pensiero originale dell&#8217;autore. Ma a parte simili regole di comportamento, perlopiu&#8217; dettate dal buon senso, la liberta&#8217; e&#8217; amplissima. Le nostre societa&#8217; hanno da sempre convenuto, infatti, che in questo modo viene massimizzata la vivacita&#8217; e la profondita&#8217; delle discussioni pubbliche, la ricchezza e la varieta&#8217; della produzione culturale, la possibilita&#8217; per i singoli di definire ed esprimere la propria identita&#8217;. E quindi troviamo normale e molto positivo che in questo momento, per fare un esempio, in Italia siano disponibili ben 38 edizioni de \u201cI promessi sposi\u201d o 54 edizioni de \u201cLa divina commedia\u201d, con prezzi compresi tra i 5 e i 640 euro, con versioni in milanese e in siciliano, recitate sotto forma di audiolibro, commentate da molti diversi studiosi, stampate per ipovedenti, illustrate per bambini e per adulti, a fumetti, con rilegature sia economiche sia di lusso, eccetera.  Quelle appena descritte sono le regole che valgono per il pubblico dominio, ovvero l&#8217;insieme di tutte le opere per le quali sono \u201cscaduti i diritti\u201d. Contrariamente alla percezione comune, dominata dal motto \u201ctutti i diritti riservati\u201d, il pubblico dominio, in una prospettiva di lungo periodo, e&#8217; la condizione di default per tutte le opere dell&#8217;ingegno, la condizione naturale in cui passeranno la maggior parte della loro esistenza.  Senonche&#8217;, pochi secoli fa, con il diffondersi delle tecniche a stampa e poi di altre forme di riproduzione meccanica delle opere, si decise di tutelare l&#8217;investimento fatto nella produzione dell&#8217;opera introducendo un&#8217;eccezione temporanea alla condizione altrimenti naturale del pubblico dominio, ovvero un monopolio limitato nel tempo relativamente agli sfruttamenti economici dell&#8217;opera. L&#8217;obiettivo principale, da un punto di vista utilitarista, era quello di favorire il sostentamento degli autori e di fornire incentivi alla produzione di opere, con la convinzione che i danni causati dal monopolio (prezzi piu&#8217; alti e, in generale, minor diffusione delle opere) fossero, in media, piu&#8217; che compensati dal maggior numero di opere rese disponibili. Nacque cosi&#8217; il copyright moderno. Diritto monopolistico, ma &#8211; si badi bene &#8211; comunque non assoluto. Una serie di utilizzi, infatti, rimasero fin dal principio leciti perche&#8217; considerati essenziali per realizzare compiutamente liberta&#8217; come quella di espressione e di critica, il diritto di cronaca, la liberta&#8217; di ricerca e d&#8217;insegnamento, il corretto e libero funzionamento delle biblioteche, e altri ancora.  Tuttavia, come spesso capita quando da una parte c&#8217;e&#8217; un interesse concentrato (autori, i loro eredi, editori e altri intermediari) e dall&#8217;altra un interesse diffuso (la collettivita&#8217; nel suo complesso) l&#8217;eccezione temporanea che inizialmente corrispondeva a 14 anni di tutela rinnovabili per altri 14, ha finito con l&#8217;estendersi fino a ben settant&#8217;anni dopo la morte dell&#8217;autore. Per intenderci: un&#8217;opera pubblicata oggi da una giovane scrittrice, per esempio 29-enne, entrera&#8217; nel pubblico dominio tra oltre centoventi anni, ovvero, nella prima meta&#8217; del XXII secolo.  Insomma, l&#8217;eccezione temporanea e&#8217; diventata cosi&#8217; lunga rispetto alla vita media di un individuo da essere di fatto, per il singolo, quasi eterna.   Non solo. Le isole di liberta&#8217; ad attenuazione del monopolio sopra elencate sono state progressivamente erose, rendendo sempre piu&#8217; difficoltoso &#8211; anche solo per il timore di incorrere in problemi legali &#8211; l&#8217;esercizio di liberta&#8217; che sono essenziali per assicurare una democrazia piena, una societa&#8217; culturalmente vivace, nonche&#8217; un&#8217;economia della conoscenza non paralizzata da monopoli incrociati e sovrapposti.  A questa deriva protezionistica, occorre reagire riaffermando innanzittutto il ruolo e l&#8217;importanza del pubblico dominio nelle nostre societa&#8217;. In tal senso, la celebrazione del primo \u201cPublic Domain Day\u201d a inizio 2009, un&#8217;iniziativa di <a href=\"http:\/\/communia-project.eu\">COMMUNIA<\/a>, la rete tematica europea sul pubblico dominio digitale, potra&#8217; dare un contributo. Inoltre, i \u201ccalcolatori del pubblico dominio\u201d &#8211; prodotti, tra gli altri, dalla <a href=\"http:\/\/okfn.org\">Open Knowledge Foundation<\/a> di Londra &#8211; consentiranno di stabilire, nazione per nazione, se una certa opera e&#8217; o meno nel pubblico dominio.  Al livello normativo, tra le iniziative in discussione spiccano le seguenti: la riduzione della durata della protezione del diritto d&#8217;autore; la messa a disposizione nel pubblico dominio della maggior quantita&#8217; possibile di dati e contenuti prodotti dal settore pubblico (come gia&#8217; avviene negli USA per tutti i dati prodotti da agenzie federali); norme contro dichiarazioni di copyright troppo ampie (come quelle fatte dagli editori che dichiarano, anche solo per sciatteria, di avere il copyright dei testi di, per esempio, Shakespeare); il cambiamento della regola di default per la protezione (\u201ctutti i diritti riservati\u201d solo su richiesta); il riconoscimento formale esplicito sia del pubblico dominio in senso stretto, sia di quello su base volontaria, ovvero l&#8217;insieme delle opere rilasciate con licenze Creative Commons o analoghe.  Occorre, in altre parole, favorire l&#8217;adozione di una serie di misure atte a ristabilire un equilibrio tra la legittima tutela degli interessi degli autori e il diritto della collettivita&#8217; ad accedere e contribuire alla cultura, come affermato, in maniera forse insuperabile, dall&#8217;articolo 27 della <a href=\"http:\/\/www.unhchr.ch\/udhr\/lang\/itn.htm\">Dichiarazione Universale dei Diritti dell&#8217;Uomo<\/a>.  Juan Carlos De Martin <em>Docente di Informatica e Internet <a href=\"http:\/\/nexa.polito.it\">Centro NEXA su Internet &#038; Societ\u00e0<\/a> <a href=\"http:\/\/www.polito.it\">Politecnico di Torino<\/a><\/em>  <a href=\"http:\/\/nova.ilsole24ore.com\/\">N\u00f2va<\/a>, Il Sole24ore, <a href=\"http:\/\/nova.ilsole24ore.com\/nova24ora\/2008\/11\/segreti-di-domi.html\">n. 149<\/a>, 20.11.2008, p. 1  Copyright 2008, Juan Carlos De Martin. Opera rilasciata con <a href=\"http:\/\/creativecommons.org\/licenses\/by-sa\/2.5\/it\/\">licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 2.5<\/a>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>SEGRETI DI PUBBLICO DOMINIO Il valore della conoscenza usata liberamente Le opere dell\u2019ingegno si posso liberamente stampare, copiare, diffondere, eseguire in pubblico, mettere in scena, tradurre, vendere e altro ancora. 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