{"id":1392,"date":"2011-08-03T09:41:06","date_gmt":"2011-08-03T07:41:06","guid":{"rendered":"https:\/\/new.demartin.nexacenter.org\/?p=1392"},"modified":"2011-08-03T09:41:06","modified_gmt":"2011-08-03T07:41:06","slug":"un-nuovo-ordine-per-il-diritto-dautore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/demartin.polito.it\/?p=1392","title":{"rendered":"Un nuovo ordine per il diritto d&#8217;autore"},"content":{"rendered":"<p><em>Questo intervento \u00e8 stato scritto su invito dell&#8217;Autorit\u00e0 per le Garanzie nelle Comunicazioni per la <a href=\"http:\/\/www.agcom.it\/Default.aspx?message=contenuto&#038;DCId=446\">newsletter mensile di informazione AgCom, n. 3\/11<\/a>.<\/em> <\/p>\n<p> Non capita di frequente che una generazione venga chiamata dalla storia a riconsiderare dalle fondamenta un impianto normativo antico di secoli. Un impianto magari ricco non solo di anni, ma anche di cultura, di valori condivisi, di nobili principi. Non capita di frequente, per\u00f2 a volte capita. E nessuno ci pu\u00f2 fare nulla. Perch\u00e9 il motore della storia \u00e8 spesso la tecnica e l&#8217;evoluzione della tecnica, piaccia o non piaccia, non si pu\u00f2 fermare, non pi\u00f9 di quanto in passato si sia potuto impedire l&#8217;affermazione della stampa a caratteri mobili o dell&#8217;energia elettrica. <\/p>\n<p>  Tuttavia, se la chiamata della storia \u00e8 in s\u00e9 ineluttabile, il modo in cui si gestisce il cambiamento \u00e8 invece aperto a molti possibili esiti, dal pi\u00f9 retrogrado al pi\u00f9 illuminato. E per i diretti interessati, ma anche per le generazioni successive, fa moltissima differenza collocarsi in un punto oppure in un altro tra i due estremi. Perch\u00e9 se \u00e8 vero che la nuova tecnologia alla fine si affermer\u00e0 comunque, \u00e8 altrettanto vero che il modo specifico in cui si affermer\u00e0 produrr\u00e0 effetti molto diversi nei diversi scenari. La nuova tecnologia, per esempio, sar\u00e0 appannaggio di tanti o di pochi? Sar\u00e0 usata per massimizzare il benessere della societ\u00e0 o per beneficiare solo qualcuno? Da chi sar\u00e0 controllata? E cos\u00ec via. <\/p>\n<p>  Ebbene, alla nostra generazione \u00e8 toccato il compito &#8211; al tempo stesso difficile e entusiasmante &#8211; di affrontare una sfida di portata storica, ovvero, di affrontare la rivoluzione digitale in tutti i suoi aspetti. Tra gli aspetti principali, il diritto d&#8217;autore. Impianto normativo secolare, glorioso, ricco di cultura e di nobili principi. Eppure anch&#8217;esso costrutto sociale che &#8211; come tutti gli altri &#8211; non pu\u00f2 eludere il vaglio della generazione corrente. <\/p>\n<p>  E in questo momento la razionalit\u00e0 &#8211; e, in maniera crescente, l&#8217;evidenza empirica &#8211; ci dice che lo specifico meccanismo che secoli fa i nostri antenati avevano pensato per incentivare la produzione di nuove opere \u00e8 in profonda crisi per effetto della rivoluzione digitale. <\/p>\n<p>  Pi\u00f9 specificamente, in un epoca in cui usi, remix e diffusione di contenuti creativi sono alla portata anche di un bambino \u00e8 diventato altamente problematica la scelta di impegnare lo Stato nella concessione e tutela di un monopolio non solo amplissimo sugli usi di un&#8217;opera, ma anche molto esteso nel tempo. Un&#8217;opera &#8211; per esempio un blog &#8211; prodotta oggi da un ventenne verr\u00e0 tutelata fino a 70 anni dopo la sua morte, ovvero, con le aspettative di vita attuali, fino all&#8217;incirca all&#8217;anno di grazia 2140. Che senso ha nell&#8217;et\u00e0 digitale, con due miliardi di persone che producono contenuti (testi, audio, video) quasi mai con l&#8217;aspettativa di un ritorno economico e a volumi in crescita costante? Andava forse bene per Disney in passato, nell&#8217;era dei supporti fisici prodotti industrialmente, ma non per i semplici cittadini di questa epoca digitale. Per non parlare della bizantina complessit\u00e0 del diritto d&#8217;autore, particolarmente nella sua dimensione internazionale, un groviglio di norme, eccezioni e di casi speciali da mettere spesso in disaccordo tra loro anche i giuristi pi\u00f9 preparati. In proposito la visione del video di informazione sul copyright pubblicato da YouTube rivolto ai giovani \u00e8 molto istruttivo: in molti casi, infatti, l&#8217;indicazione \u00e8: &#8220;Contact a lawyer&#8221;. <\/p>\n<p>  Ma se una legge perde la base tecnologica che ne era il presupposto (il controllo di supporti fisici prodotti da attori economici) e nel contempo si ritrova a regolare contro ogni previsione la vita di miliardi di persone, non \u00e8 ora di ripensarla dalle radici? <\/p>\n<p>  Secondo il punto di vista di chi scrive &#8211; e di molti altri &#8211; certamente s\u00ec. <\/p>\n<p>  Ma come scrive Niccol\u00f2 Machiavelli nel Principe: &#8220;E debbasi considerare come non \u00e8 cosa pi\u00f9 difficile a trattare, n\u00e9 pi\u00f9 dubia a riuscire, n\u00e9 pi\u00f9 pericolosa a maneggiare, che farsi capo ad introdurre nuovi ordini.&#8221; Eppure abbiamo proprio bisogno di definire un &#8220;nuovo ordine&#8221;: le circostanze non permettono altrimenti. Il fiorentino per\u00f2 scriveva quasi cinquecento anni fa, in un&#8217;epoca di principi e di signori. In una democrazia moderna come la nostra quali dovrebbero invece essere le forze in campo? Principalmente tre: 1. la forza (legittima) di chi beneficia del vecchio sistema e che quindi ha interesse a prolungarlo il pi\u00f9 possibile; 2. la forza (legittima) di chi beneficierebbe di un eventuale nuovo sistema e ha quindi tutto l&#8217;interesse di favorirne la nascita; 3. la forza (legittimissima) di chi vuole &#8211; e, in certi casi, deve per mandato istituzionale &#8211; plasmare le norme per massimizzare il bene comune. <\/p>\n<p>  Pur riconoscendo piena legittimit\u00e0 alle prime due forze &#8211; le sole prese in considerazione da Machiavelli &#8211; in una democrazia non pu\u00f2 essere che la terza forza a gestire il cambiamento. Ricevendo informazioni e stimoli da chi ha interessi di parte, ma senza mai mancare di fedelt\u00e0 &#8211; pena una fatale perdita di legittimit\u00e0 democratica &#8211; all&#8217;interesse collettivo. Interesse che deve essere identificato conducendo un dibattito il pi\u00f9 possibile razionale e obiettivo non solo all&#8217;interno degli organi preposti, in primis il Parlamento, ma anche nella societ\u00e0 nel suo complesso. <\/p>\n<p>  Cosa sta invece avvenendo da oltre un decennio a questa parte a livello non solo italiano, ma anche internazionale? Avvenimenti che purtroppo stanno dando finora ragione a Machiavelli. La forza del vecchio sistema, infatti, sta avendo successo a impedire non solo l&#8217;emersione, ma spesso anche solo la discussione relativa a un possibile &#8220;nuovo ordine&#8221;, nel contempo influenzando in maniera spesso scandalosamente di parte la definizione di norme a tutti i livelli. <\/p>\n<p>  Non solo: si sta addirittura premendo per sfruttare i cambiamenti portati dal digitale per eliminare diritti degli utenti antichi di secoli. Un esempio? Potete forse dare in prestito un ebook che avete regolarmente acquistato, cos\u00ec come avete sempre prestato i vostri libri agli amici? No? E perch\u00e9 no? E perch\u00e9 mai alcuni editori non vorrebbero che le biblioteche dessero ebook in prestito, impedendo una prassi che nel mondo fisico diamo per scontata da generazioni? <\/p>\n<p>  Da dove ripartire, dunque? Vengono in mente le parole del presidente Luigi Einaudi: &#8220;Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec lungo l\u2019elenco dei problemi urgenti, e cos\u00ec corto quello degli scritti in cui sia chiarito il contenuto di essi? Come si pu\u00f2 deliberare senza conoscere? Nulla tuttavia ripugna pi\u00f9 della conoscenza a molti, forse a troppi di coloro che sono chiamati a risolvere problemi.&#8221; <\/p>\n<p>  In altre parole, almeno in teoria la via \u00e8 chiara: si riparta dalla conoscenza: come funziona realmente e oggettivamente il sistema attuale? Numeri, cifre, costi, casi concreti, prodotti in maniera imparziale e con rigore scientifico. Che un&#8217;indagine parlamentare &#8211; perch\u00e9 quella \u00e8 la sede giusta per una simile analisi &#8211; getti autorevolmente luce sul sistema del diritto d&#8217;autore, sul ruolo di SIAE, sullo stato degli autori, sui diritti degli utenti, sulla situazione internazionale, e cos\u00ec via. <\/p>\n<p>  Poi, avendo fotografato l&#8217;esistente, che si svolga una riflessione collettiva la pi\u00f9 laica possibile su come sfruttare le opportunit\u00e0 offerte dal digitale per massimizzare i ritorni per la collettivit\u00e0 nel suo insieme. Tutelando in via assolutamente prioritaria autori &#8211; che senza alcun dubbio meritano di veder adeguatamente riconosciuti i loro diritti morali ed economici &#8211; e utenti, perch\u00e8 l&#8217;intero sistema era nato per loro e continua ad aver senso solo se rapportato primariamente a loro. Nella convinzione che il nuovo sistema riserverebbe comunque amplissimi spazi per l&#8217;iniziativa di intermediari di vario tipo. I quali per\u00f2 dovrebbero venire invitati a concentrarsi sulle straordinarie opportunit\u00e0 offerte dalla tecnologia invece che rimanere tenacemente ancorati a modelli di business obsoleti. <\/p>\n<p>  L&#8217;Autorit\u00e0 per le Garanzie nelle Communicazioni, col suo grande patrimonio di competenze e il suo prestigio, pu\u00f2 fare potenzialmente molto per aiutare sia il Parlamento sia la societ\u00e0 a gestire la complessa, ma inevitabile transizione al nuovo. Favorendo un ripensamento pacato ma radicale, senza dogmi e senza distorsioni. Solo cos\u00ec la nostra generazione potr\u00e0 dire di aver essere stata all&#8217;altezza dei cambiamenti di portata storica che \u00e8 stata chiamata ad affrontare. <\/p>\n<p>  <em>L&#8217;autore Juan Carlos De Martin rilascia questo testo con licenza Creative Commons Attribuzione Italia 3.0, http:\/\/creativecommons.org\/licenses\/by\/3.0\/it\/. <\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo intervento \u00e8 stato scritto su invito dell&#8217;Autorit\u00e0 per le Garanzie nelle Comunicazioni per la newsletter mensile di informazione AgCom, n. 3\/11. Non capita di frequente che una generazione venga chiamata dalla storia a riconsiderare dalle fondamenta un impianto normativo antico di secoli. 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