{"id":1403,"date":"2014-05-04T12:45:24","date_gmt":"2014-05-04T10:45:24","guid":{"rendered":"https:\/\/new.demartin.nexacenter.org\/?p=1403"},"modified":"2014-05-04T12:45:24","modified_gmt":"2014-05-04T10:45:24","slug":"su-tecnologia-e-istruzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/demartin.polito.it\/?p=1403","title":{"rendered":"Su tecnologia e istruzione"},"content":{"rendered":"<p>Ci interroghiamo sul rapporto tra tecnologia e istruzione da almeno 2,400 anni, ovvero, dal dialogo tra Socrate e Fedro sulla scrittura. Ma anche restando agli ultimi 150 anni \u00e8 impressionante la mole di proposte e di esperimenti riguardanti l&#8217;uso della tecnologia (in particolare pellicola, radio e televisione) nella scuola. Tuttavia, bench\u00e9 spesso annunciata, la rivoluzione educativa per via tecnologica non si \u00e8 mai materializzata. Che cosa lo ha impedito? Perch\u00e9 le classi di oggi sono, nella loro essenza, simili a quella di un secolo fa? Cosa ha bloccato, &#8211; ripetutamente e in tutto il mondo &#8211;  lo sforzo di generazioni di &#8216;creatori distruttivi&#8217; armati di tecnologia? <\/p>\n<p>  A ostacolare sul serio la rivoluzione non \u00e8 stata n\u00e9 la resistenza corporativa degli insegnanti, n\u00e9 il conservatorismo di molti genitori, n\u00e9 l&#8217;incapacit\u00e0 dei Ministri di capire il nuovo che avanza. Pi\u00f9 banalmente finora ogni nuova tecnologia si \u00e8 dimostrata complessivamente inadatta a rimpiazzare il rapporto docente-studenti. Un rapporto che include la capacit\u00e0 di motivare ogni studente singolarmente, di capire da un viso sciupato l&#8217;esistenza di problemi extra-scolastici, di dedurre da un sguardo sperso la necessit\u00e0 di spiegare di nuovo e tutte le altre situazioni che si creano quando un numero limitato di esseri umani condivide uno spazio fisico per imparare insieme. <\/p>\n<p>  E&#8217; dunque corretto concludere che la tecnologia non avr\u00e0 mai posto nelle classi? Ovviamente no.<br \/>  Innanzitutto perch\u00e9 in questi decenni la tecnologia si \u00e8 comunque conquistata un ruolo educativo significativo, basti pensare all&#8217;uso della televisione da parte dell&#8217;Open University britannica (e non solo), alle lavagne multimediali o ai documentari.  Ma soprattutto perch\u00e9 non \u00e8 possibile predire il futuro: ogni nuova tecnologia andr\u00e0 valutata senza pregiudizi, soppensando vantaggi e svantaggi, come raccomandava di fare, nel gi\u00e0 citato &#8220;Fedro&#8221; di Platone, il faraone Thamus. <\/p>\n<p> Ci\u00f2 vale anche per l&#8217;ondata tecnologica digitale. Anche questa ondata produce, come le precedenti, i suoi rivoluzionari, persone che &#8211; spesso ignare della storia &#8211; sembrano genuinamente stupite che le classi somiglino ancora a quelle di cento anni fa. <\/p>\n<p>  Ricordiamo allora i fondamentali.<\/p>\n<p>  Innanzitutto, la tecnologia \u00e8 un mezzo e non un fine. In altre parole \u00e8 razionale adottare una tecnologia solo se permette di raggiungere meglio determinati obiettivi educativi. Ci\u00f2 richiede analisi costi-benefici basate su dati empirici: gli slogan non bastano.<br \/>  In secondo luogo, dopo oltre due secoli di esperimenti educativi, il modello tradizionale impostato su docente e studenti in presenza fisica deve essere trattato con rispetto. Non perch\u00e9 tale modello sia perfetto (non lo \u00e8) o perch\u00e9 non sia possibile pensare ad alternative (ne sono state sperimentate miriadi), ma perch\u00e9 tale modello ha dato ragionevole prova di s\u00e9 con centinaia di milioni (miliardi?) di studenti e milioni di insegnanti, nell&#8217;arco di numerose generazioni e in contesti sociali, economici e politici molto diversi tra loro. Non \u00e8 poco. <\/p>\n<p> Di conseguenza, \u00e8 razionale concentrarsi, pi\u00f9 che su scenari rivoluzionari, sui punti deboli del sistema attuale, per capire &#8211; con la fondamentale collaborazione dei docenti &#8211; se il digitale pu\u00f2 offrire strumenti per affrontarli. <\/p>\n<p> In tal senso, due aspetti mi sembrano particolarmente promettenti: <strong>efficacia<\/strong> e <strong>inclusione<\/strong>. <\/p>\n<p> <strong>Efficacia<\/strong> perch\u00e9 ci sono argomenti che potrebbero essere affrontati con migliori risultati se alla parola venissero affiancati nuovi strumenti basati (anche) sulle immagini. In maniera limitata si fa gi\u00e0 da decenni con i video educativi, ma il digitale &#8211; grazie a grafici interattivi, simulazioni, video giochi, ecc. &#8211; potrebbe rappresentare, con opportuni investimenti (che per\u00f2 non dovrebbero andare a scapito di aspetti che la ricerca ha identificato come pi\u00f9 importanti, tra cui l&#8217;adeguatezza delle aule, la numerosit\u00e0 delle classi o la preparazione degli insegnanti), un importante salto di qualit\u00e0 rispetto al passato. <\/p>\n<p> <strong>Inclusione<\/strong> perch\u00e9 il digitale facilita (divario digitale permettendo) il coinvolgimento di coloro che fanno difficolt\u00e0 &#8211; per motivi di salute, di lavoro o geografici &#8211; a frequentare un&#8217;aula. In parte la televisione lo fa gi\u00e0 da 40 anni, ma il digitale pu\u00f2 farlo in maniera pi\u00f9 capillare, pi\u00f9 flessibile e, soprattutto, pi\u00f9 interattiva. Il beneficio sociale di questa sola dimensione potrebbe gi\u00e0 essere enorme. <\/p>\n<p> Ma c&#8217;\u00e8 anche un secondo relativo all&#8217;inclusione: grazie alla Rete, infatti, \u00e8 ora pi\u00f9 facile trovare modi diversi di presentare un argomento, spesso anche con media diversi (testi, video, audio, grafici, fumetti). In questo modo aumenta la probabilit\u00e0 che lo studente riesca a trovare &#8211; da solo, in contatto con suoi pari o con l&#8217;aiuto di un docente &#8211; una versione particolarmente adatta al suo modo di imparare. Cos\u00ec potrebbe sia aumentare la qualit\u00e0 dell&#8217;apprendimento, sia diminuire il numero di studenti &#8211; non pochi &#8211; che, scoraggiati dall&#8217;approccio tradizionale, finiscono col perdersi per strada. <\/p>\n<p> Rivoluzione, dunque? Non credo. Ma c&#8217;\u00e8 di sicuro il potenziale per evoluzioni importanti: si tratta di pensarle e poi di sperimentarle con pazienza e rigore. Non \u00e8 poco. <\/p>\n<p> <em>Articolo apparso originariamente su &#8220;La Stampa&#8221; del 3 maggio 2014, Speciale Salone del Libro, p. VI.<\/em> <!--break--><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci interroghiamo sul rapporto tra tecnologia e istruzione da almeno 2,400 anni, ovvero, dal dialogo tra Socrate e Fedro sulla scrittura. Ma anche restando agli ultimi 150 anni \u00e8 impressionante la mole di proposte e di esperimenti riguardanti l&#8217;uso della tecnologia (in particolare pellicola, radio e televisione) nella scuola. 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