{"id":1424,"date":"2020-12-14T11:53:14","date_gmt":"2020-12-14T10:53:14","guid":{"rendered":"https:\/\/new.demartin.nexacenter.org\/?p=1424"},"modified":"2020-12-14T11:53:14","modified_gmt":"2020-12-14T10:53:14","slug":"tecnologia-e-umanita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/demartin.polito.it\/?p=1424","title":{"rendered":"Tecnologia \u00e8 umanit\u00e0*"},"content":{"rendered":"<p>La tecnologia \u00e8 uno dei determinanti del futuro dell&#8217;umanit\u00e0, allo stesso livello di importanza delle questioni ambientali, geopolitiche, economiche e socio-politiche. E&#8217; sufficiente pensare a energia, trasporti, difesa, medicina e digitale per capire che \u00e8 cos\u00ec. <\/p>\n<p> La tecnologia dovrebbe essere, quindi, incessantemente al centro di una discussione pubblica ampia e approfondita, dalle scuole e universit\u00e0 al Parlamento, dai partiti politici ai media. Per identificare bisogni, per stabilire priorit\u00e0, per favorire la ricerca di soluzioni, per saggiare le conseguenze economiche, sociali e culturali delle varie opzioni, per decidere se, quando e in quale forma mettere in campo una determinata tecnologia, per capire come assicurare tecnologie utili per la collettivit\u00e0. Insomma, per riflettere <em>politicamente<\/em> sulla tecnologia. <\/p>\n<p> Sarebbe logico che ci\u00f2 capitasse, soprattutto in democrazia. Tuttavia, salvo sporadiche eccezioni, non capita. Non che si parli poco di tecnologia: se ne parla e anche molto. Ma sono riflessioni in larga parte frammentate in ambiti sconnessi tra loro. Come nella parabola buddista, monaci ciechi toccano un elefante, ma solo la coda, una zampa, una zanna, la proboscide. Nessuno tocca altre parti del corpo dell&#8217;elefante e quindi nessuno arriva a capire di avere a che fare con un tutto, con, appunto, un elefante. Quindi sui media si celebra (o critica) l&#8217;ultimo modello di smartphone o si paventa &#8211; da almeno sessant&#8217;anni &#8211; la fine del lavoro, i tecnici pensano a rendere pi\u00f9 efficienti le tecnologie esistenti a prescindere dalle conseguenze di tale aumento di efficienza, i filosofi si interrogano su quanto la tecnica sia pi\u00f9 o meno fuori controllo (o, all&#8217;opposto, via per realizzare il paradiso in terra), gli economisti si occupano di come favorire e far fruttare l\u2019\u201dinnovazione\u201d,  e cos\u00ec via per silos. Silos che tendono a polarizzarsi in \u201capocalittici\u201d e \u201cintegrati\u201d, in entusiasti e pessimisti, ma conservando tutti la tendenza a dare per scontata una premessa fondamentale, ovvero, che la tecnologia in qualche modo <em>capiti<\/em>.  Di conseguenza non si ritiene ci sia un pressante bisogno di riflettere in maniera ampia sulla tecnologia: per gli entusiasti perch\u00e9 tanto ogni evoluzione tecnologica \u00e8 per definizione un progresso, per i pessimisti perch\u00e9 tanto ormai la tecnica \u00e8 fuori controllo e \u201csolo un dio ci potr\u00e0 salvare\u201d. Quindi, perch\u00e9 mai fare la fatica di riflettere sulla tecnologia mettendo insieme saperi differenti? E &#8211;  soprattutto &#8211; perch\u00e9 mai riflettere politicamente sulla tecnologia? <\/p>\n<p> Questa situazione deve cambiare. La tecnologia, infatti, dovrebbe essere considerata come uno dei temi cruciali della vita collettiva. Dopo tutto senza tecnologia non esisteremmo; anzi, l&#8217;homo sapiens stesso senza tecnologia si sarebbe immediatamente estinto. <\/p>\n<p> Forse la chiave per andare nella direzione giusta sta nel far comprendere che <em>la tecnologia \u00e8 un prodotto squisitamente umano<\/em>. O, rovesciando la prospettiva, che l&#8217;uomo \u00e8 intrinsecamente tecnologico; non solo tecnologico (per fortuna!), ma certamente <em>anche<\/em> tecnologico. <\/p>\n<p> E che quindi la tecnologia <em>non capita<\/em>. La tecnologia non \u00e8 natura, non nasce spontaneamente. La tecnologia esiste solo ed esclusivamente perch\u00e9 degli esseri umani l&#8217;hanno immaginata, voluta, progettata, realizzata, finanziata, diffusa, raccontata, accettata, criticata, usata, modificata. Parafrasando Federico Caff\u00e8, potremmo dire che tutta la tecnologia \u00e8 riconducibile ad attori con &#8220;nome, cognome e soprannome&#8221;. <\/p>\n<p> Quindi, in quanto umana la tecnologia \u00e8 cultura e immaginazione, espressione di valori e di visioni del mondo, desiderio di contribuire alla collettivit\u00e0 con qualcosa di utile e magari di esteticamente gradevole, estensione del nostro corpo e dei nostri sensi, sostegno alle nostre facolt\u00e0, mezzo per vivere meglio, per prendersi cura della collettivit\u00e0 e del pianeta. <\/p>\n<p> Ma proprio perch\u00e9 umana la tecnologia \u00e8 anche simultaneamente potere, strumento di sfruttamento e di dominio, mezzo per depredare il pianeta, arma contro animali e piante, nonch\u00e9 strumento per controllare o distruggere altri esseri umani o addirittura intere civilt\u00e0. <\/p>\n<p> Insomma, la tecnologia \u00e8 profondamente umana, con tutte le potenzialit\u00e0 positive e negative dell&#8217;umanit\u00e0, con tutte le sue esplosive contraddizioni. <\/p>\n<p> Sul piano della comprensione, quindi, abbiamo bisogno di una fortissima collaborazione tra saperi diversi, arti incluse, per capire in maniera ampia la tecnologia, ovvero, l\u2019opposto della frammentazione e dell\u2019incomunicabilit\u00e0 che quasi sempre domina la scena oggi. <\/p>\n<p> Ma la tecnologia \u00e8 umana anche in un altro senso, ovvero, che in quanto prodotto umano \u00e8 \u2013 in linea di principio \u2013 <em>assolutamente plasmabile dagli esseri umani stessi<\/em>. Contrariamente a ci\u00f2 che pensano sia entusiasti, sia pessimisti, non esiste alcun determinismo, n\u00e9 in positivo, n\u00e9 in negativo.  Ma se la tecnologia \u00e8 controllabile dagli esseri umani allora a monte del discorso sulla tecnologia c&#8217;\u00e8 il discorso sul come vorremmo vivere insieme. Del tipo di societ\u00e0 a cui vorremmo dare vita, della sua struttura interna, del suo rapporto col pianeta. E&#8217; dal tipo di societ\u00e0 che riusciremo a realizzare, infatti, che dipender\u00e0  se avremo tecnologie pi\u00f9 o meno al servizio della collettivit\u00e0, pi\u00f9 o meno rispettose dell&#8217;ambiente e di altre collettivit\u00e0 umane, pi\u00f9 o meno al servizio dei pi\u00f9 deboli, pi\u00f9 o meno sensibili a decisioni democratiche. <\/p>\n<p> E\u2019 essenziale, per\u00f2, che fin dall\u2019inizio di questa riflessione filosofica e politica si pensi alla tecnologia in modo nuovo: non pi\u00f9 mero insieme di strumenti dall\u2019efficacia variabile, ma <em>componente immanente dell\u2019umanit\u00e0<\/em>. Tecnologia \u00e8 umanit\u00e0. <\/p>\n<p> <em>Juan Carlos De Martin \u00e8 professore ordinario al Politecnico di Torino, faculty associate all&#8217;Universit\u00e0 di Harvard e co-curatore, con Luca De Biase, di Biennale Tecnologia. Il Prof. De Martin sta scrivendo un libro dal titolo provvisorio: &#8220;Dieci lezioni sulla tecnologia&#8221;<\/em>. <\/p>\n<p> <em>* Testo dell\u2019intervento di Juan Carlos De Martin durante <a href=\"https:\/\/www.biennaletecnologia.it\/sessioni\/lezione-inaugurale-francesca-bria-un-patto-verde-e-digitale-la-sovranita-tecnologica\">l&#8217;inaugurazione della prima edizione di Biennale Tecnologia<\/a> (Torino, 12.11.2020). Una versione leggermente modificata \u00e8 stata pubblicata dalla rivista \u201cLeft\u201d, 13.11.2020, pp. 60-62.<\/em> <!--break--><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La tecnologia \u00e8 uno dei determinanti del futuro dell&#8217;umanit\u00e0, allo stesso livello di importanza delle questioni ambientali, geopolitiche, economiche e socio-politiche. E&#8217; sufficiente pensare a energia, trasporti, difesa, medicina e digitale per capire che \u00e8 cos\u00ec. 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