{"id":1433,"date":"2022-02-28T09:16:25","date_gmt":"2022-02-28T08:16:25","guid":{"rendered":"https:\/\/new.demartin.nexacenter.org\/?p=1433"},"modified":"2022-02-28T09:16:25","modified_gmt":"2022-02-28T08:16:25","slug":"la-sfida-geopolitica-dal-libro-universita-futura-2017","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/demartin.polito.it\/?p=1433","title":{"rendered":"LA SFIDA GEOPOLITICA (dal libro &#8220;Universit\u00e0 futura&#8221;, 2017)"},"content":{"rendered":"<p>Nel dicembre 1991 finiva l\u2019esperienza dell\u2019Unione Sovietica. Dopo quasi cinquant\u2019anni terminava, dunque, la contrapposizione tra due superpotenze, gli USA e l\u2019URSS, che si erano divise il mondo in zone di influenza ispirate a sistemi economico politici contrapposti: democrazia liberale e capitalismo da una parte, socialismo reale dall\u2019altra. <\/p>\n<p> Il ventesimo secolo, noto come il \u201csecolo americano\u201d, si chiudeva con una schiacciante vittoria degli Stati Uniti contro il nemico storico e il mondo entrava quindi in una nuova fase, dominata da un\u2019unica superpotenza e sostanzialmente da un unico modello economico. <\/p>\n<p> Con la dissoluzione dell\u2019Unione Sovietica e della relativa zona di influenza, centinaia di milioni di lavoratori entravano nel mercato del lavoro globale, decine di paesi si aprivano sia per ricevere prodotti dall\u2019estero sia per esportare merci e materie prime, il tutto all\u2019insegna di una globalizzazione sempre pi\u00f9 spinta, soprattutto in ambito finanziario. <\/p>\n<p> Proprio mentre l\u2019Unione Sovietica si disintegrava, diventava macroscopicamente evidente un altro processo di enorme importanza, ovvero il decollo economico della Cina. A partire dalle riforme introdotte da Deng Xiao Ping nel 1978, nell\u2019arco di trent\u2019anni la Cina si era trasformata da paese prevalentemente agricolo a fabbrica del mondo. L\u2019intensa crescita economica \u2013 che dal 1992 al 2016 oscilla tra il 6% e il 15% \u2013 inevitabilmente solleva la questione della sua crescente potenza. Una potenza che si proietta soprattutto economicamente \u2013 con un numero maggiore di accordi bilaterali soprattutto in Africa e in America Latina \u2013 ma che inevitabilmente inizia ad assumere anche una dimensione politica e militare. Con la crescita della Cina \u2013 e, in misura minore, di Brasile, Russia, India e Sud Africa, i cosiddetti BRICS \u2013 si inizia anche a parlare di possibile fine del \u201csecolo americano\u201d e, comunque, di declino americano. Anche chi ritiene che l\u2019egemonia statunitense durer\u00e0 probabilmente ancora numerosi decenni, come Joseph Nye nel suo recente libro Fine del secolo americano?, non pu\u00f2 per\u00f2 non porsi il problema di quale sar\u00e0 il nuovo assetto mondiale a regime. Andiamo forse verso alcune grandi zone di influenza in concorrenza tra di loro per le risorse del pianeta, un mondo multipolare? O la Cina alla lunga emerger\u00e0 effettivamente come nuova superpotenza al posto degli Stati Uniti? Negli ultimi cento anni, ogni cambio di assetto a livello mondiale ha prodotto devastanti guerre mondiali: questa volta riusciremo a evitare traumi di quella magnitudo? Che cosa si pu\u00f2 fare concretamente \u2013 a vari livelli \u2013 per mitigare il rischio che scoppi una guerra per l\u2019egemonia mondiale? <\/p>\n<p> Per l\u2019Europa la situazione \u00e8 particolarmente difficile. Non solo per la crisi sempre pi\u00f9 evidente dell\u2019Unione Europea \u2013 scossa dalle fondamenta dalle contraddizioni dell\u2019euro, dalle conseguenze del referendum sulla Brexit del Regno Unito, dalla crisi dei migranti \u2013 ma anche per la situazione ai suoi confini. Dall\u2019Ucraina a est alla Libia a sud, passando per il Medio Oriente, l\u2019Europa confina con guerre civili pi\u00f9 o meno aperte (Ucraina), autoritarismi (Turchia), guerre spaventose (Siria), conflitti storici ormai incancreniti (Israele-Palestina), dittature (Egitto) e Stati falliti (Libia). Cinquemila chilometri di conflitti con alle spalle una seconda cerchia di situazioni di crisi \u2013 Mali, Sudan, Etiopia, Eritrea, Somalia, Yemen, Arabia Saudita, Iran, Afghanistan, Pakistan \u2013 tutte terre da cui partono i disperati che provano a raggiungere l\u2019Europa con ogni mezzo. <\/p>\n<p> Il tutto nel contesto di una rinnovata tensione tra Stati Uniti e la Russia di Putin. Dimenticato, infatti, il disgelo di inizio secolo, quando Putin incontrava George W. Bush nel suo ranch e si parlava persino di un possibile ingresso della Russia nella NATO, ora la Russia \u00e8 tornata a essere \u2013 se non il nemico dei tempi della guerra fredda \u2013 certamente un avversario importante105. L\u2019Europa, e in particolare la Germania (ma con un ruolo non trascurabile anche dell\u2019Italia), dopo essere stata tentata da un asse politico commerciale che, includendo la Russia, poteva arrivare fin sulle sponde del mar del Giappone (magari comprendendo, a certe condizioni, anche la Cina), si scontra ora \u2013 come non era difficile aspettarsi106 \u2013 contro un nuovo Muro, collocato mille chilometri pi\u00f9 a Est di quello di Berlino (nonostante le rassicurazioni americane che ci\u00f2 non sarebbe mai successo107), rafforzato dalle sanzioni contro la Russia per la vicenda Ucraina e da un progressivo riarmamento della NATO. Il risultato \u00e8 stato finora un rimbalzo sull\u2019Atlantico, un consolidarsi dell\u2019integrazione tra Stati Uniti ed Europa108 che sembra prefigurare una delle zolle geopolitiche verso cui pare avviarsi l\u2019organizzazione del mondo sotto la spinta congiunta di forze politiche, militari, economiche, culturali, climatiche e demografiche, anche se la recente elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti apre una fase di grande imprevedibilit\u00e0. <\/p>\n<p> Infine ci sono le tensioni che attraversano i paesi a prevalenza musulmana, in particolare nel Nord Africa e nel Medio Oriente, situazioni complesse, caratterizzate da specificit\u00e0 nazionali molto forti, quindi difficili da ricondurre a un minimo comun denominatore che non sia, da una parte, l\u2019ombra lunga del passato coloniale e, dall\u2019altra, le ancora forti ingerenze dei paesi occidentali, come evidenziato dal tragico caso della Libia. Tensioni che contribuiscono a creare un terreno favorevole a fenomeni come Al Qaeda e ISIS, con propaggini terroristiche anche sul suolo europeo. <\/p>\n<p> In questo scenario \u2013 \u00e8 importante rimarcarlo \u2013 non c\u2019\u00e8 nulla di inevitabile. Ci sono certamente delle tendenze di fondo, dettate dalle forze in campo, dalla situazione socio economica e da chi \u00e8 attualmente al potere nei principali paesi, ma nessun destino ineluttabile. La sfida geopolitica \u00e8, quindi, quella di immaginare e studiare i pro e i contro delle tendenze in atto e le alternative possibili, con l\u2019obiettivo assolutamente primario di promuovere la pace. <\/p>\n<p> <em>Tratto da J.C. De Martin, &#8220;Universit\u00e0 futura &#8211; tra democrazia e bit&#8221;, Codice Edizioni, 2017, pp. 35-38 (nell&#8217;originale sono presenti le note al testo qui sopra riportato); il volume, oltre che regolarmente acquistabile, \u00e8 anche scaricabile con licenza Creative Commons da <a href=\"https:\/\/www.universitafutura.it\">questo sito<\/a>.<\/em> <!--break--><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel dicembre 1991 finiva l\u2019esperienza dell\u2019Unione Sovietica. Dopo quasi cinquant\u2019anni terminava, dunque, la contrapposizione tra due superpotenze, gli USA e l\u2019URSS, che si erano divise il mondo in zone di influenza ispirate a sistemi economico politici contrapposti: democrazia liberale e capitalismo da una parte, socialismo reale dall\u2019altra. 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