{"id":1434,"date":"2022-11-17T10:15:37","date_gmt":"2022-11-17T09:15:37","guid":{"rendered":"https:\/\/new.demartin.nexacenter.org\/?p=1434"},"modified":"2022-11-17T10:15:37","modified_gmt":"2022-11-17T09:15:37","slug":"perche-biennale-tecnologia-robinson-la-repubblica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/demartin.polito.it\/?p=1434","title":{"rendered":"Perch\u00e9 Biennale Tecnologia (&#8220;Robinson &#8211; La Repubblica&#8221;)"},"content":{"rendered":"<p>La cultura \u00e8 una. Non due, tre o addirittura quattro. Esistono varie forme di sapere, questo s\u00ec. Ma la cultura \u00e8 costituita dall\u2019intrecciarsi, dal compenetrarsi dei vari saperi, dal confronto. Un confronto certamente consapevole degli statuti epistemologici dei singoli saperi, con i loro punti di forza e i loro punti ciechi, ma comunque un confronto programmaticamente scevro di arroganza, anzi, rispettoso, curioso, umile (nel senso di attaccato al suolo, all\u2019humus). <\/p>\n<p> \u00c8 a partire da queste premesse che il Politecnico di Torino idea, progetta e organizza, con l\u2019importante contributo di molti partner, Biennale Tecnologia, la manifestazione culturale che dal 2020 si alterna all\u2019altra grande biennale torinese, Biennale Democrazia, che fin dal 2009 promuove, nel ricordo di Norberto Bobbio, una riflessione interdisciplinare sui temi della politica. <\/p>\n<p> Il primo obiettivo di Biennale Tecnologia \u00e8 quello di realizzare una manifestazione culturale che offra \u2013 su grande scala \u2013 un dialogo paritario e inclusivo tra saperi. Ingegneria, architettura e le altre discipline tradizionalmente politecniche in dialogo con le scienze naturali, le scienze umane e sociali e le arti, impiegando un ampio spettro di modalit\u00e0, dalla lezione magistrale al dibattito, dallo spettacolo teatrale alla mostra, dal concerto alla proiezione cinematografica e alla lettura poetica. <\/p>\n<p> Il secondo obiettivo riguarda il tema della manifestazione, ovvero, la tecnologia. L\u2019intenzione non \u00e8 solo quella \u2013 pur cruciale \u2013 di condividere sapere tecnologico; c\u2019\u00e8 anche un altro obiettivo, non meno importante, ovvero, quello di promuovere un modo diverso di pensare alla tecnologia. Diverso sia dal modo di pensare alla tecnologia di molti \u201ctecnici\u201d, sia dal modo con cui pensano alla tecnologia la maggior parte delle altre persone. Il senso comune relativo alla tecnologia, infatti, \u00e8 infestato di luoghi comuni, di ingenuit\u00e0 e di mistificazioni, col risultato che la capacit\u00e0 della collettivit\u00e0 \u2013 \u00e9lite incluse \u2013 di pensare in maniera realistica alla tecnologia \u00e8 spesso molto debole. Debole \u2013 in estrema sintesi &#8211; perch\u00e9 i tecnici raramente sono consapevoli della natura socio-politica della tecnologia, che considerano, a torto, \u201cneutra\u201d nonch\u00e9 per definizione sinonimo di \u201cprogresso\u201d, e debole perch\u00e9 molti non tecnici pensano che la tecnica si riduca a meri strumenti, non di rado negativi e comunque tendenzialmente indegni di attenzione intellettuale o politica. \u00c8 una debolezza generalizzata che, oltre a rappresentare un serio limite culturale, produce problemi rilevanti per la democrazia, per la vita economica, e persino per i rapporti internazionali. <\/p>\n<p> Per rimediare a una debolezza cognitiva cos\u00ec radicata e diffusa la via maestra \u00e8 il dialogo tra saperi. \u00c8 solo gettando luce da diverse angolature, infatti, che \u00e8 possibile superare gli stereotipi e avvicinarsi &#8211; forando la corazza prodotta dalla consuetudine &#8211; all\u2019essenza della tecnologia. <\/p>\n<p> \u00c8 importante farlo nel mondo della formazione e della ricerca, e il Politecnico si \u00e8 attivato anche in questa direzione, facendo seguire a tutti gli studenti di ingegneria un insegnamento interdisciplinare chiamato \u201cGrandi sfide\u201d e istituendo il centro studi Theseus su tecnologia, umanit\u00e0 e societ\u00e0. <\/p>\n<p> Ed \u00e8 ovviamente importante farlo con iniziative rivolte al grande pubblico, come appunto Biennale Tecnologia, il cui motto, fin dalla prima edizione, \u00e8, non a caso: \u201cTecnologia e\/\u00e8 umanit\u00e0\u201d. <\/p>\n<p> Dopo la prima edizione del 2019, per celebrare i 160 del Politecnico e inaugurata da Joseph Stiglitz, e l\u2019edizione 2020, tenutasi interamente online causa COVID-19, dal titolo: \u201cMutazioni \u2013 per un futuro sostenibile\u201d &#8211; siamo ora giunti alla terza edizione. Dal 10 al 13 novembre, infatti, Biennale Tecnologia torna in presenza a Torino col titolo: \u201cPrinc\u00ecpi \u2013 Costruire per le generazioni\u201d. L\u2019inaugurazione del 10 novembre si aprir\u00e0 con una lezione magistrale di Nicholas Nassim Taleb, il celebre studioso de \u201cIl cigno nero\u201d e \u201cAntifragile\u201d, e poi in serata alle OGR la prima assoluta di uno spettacolo teatrale di Marco Paolini e Telmo Pievani dal titolo: \u201cGli Antenati della Fabbrica del Mondo\u201d. <\/p>\n<p> Come titolo di Biennale Tecnologia abbiamo scelto \u201cPrinc\u00ecpi\u201d perch\u00e9 ci \u00e8 sembrata una parola particolarmente utile, coi suoi molti significati, per affrontare le grandi complessit\u00e0 di questo periodo storico: princ\u00ecpi fondativi nel senso delle fondamenta concettuali, metodologiche o fattuali di una disciplina, di una scienza o di una dottrina; princ\u00ecpi nel senso specifico, ma suggestivo dei principi attivi di una sostanza; princ\u00ecpi nel senso di avviare, di intraprendere; princ\u00ecpi nel senso di norme morali o valori etici. E come sottotitolo abbiamo scelto \u201ccostruire per le generazioni\u201d sia perch\u00e9 fare tecnologia significa portare in esistenza qualcosa che non esiste in natura, sia perch\u00e9 forse mai come ora l\u2019idea stessa di generazioni future \u00e8 in pericolo, minacciata non solo dal disastro ambientale, ma anche dal rinato spettro della guerra nucleare. <\/p>\n<p> Negli oltre 150 incontri di Biennale Tecnologia 2022, negli spettacoli, nelle mostre, nei concerti, nelle proiezioni cinematografiche (inclusa la Notte Miyazaki alla Mole Antonelliana) penseremo al digitale, all\u2019energia, ai trasporti, all\u2019architettura, allo spazio, alle infrastrutture e a molti altri temi tecnologici facendo dialogare ingegneri, architetti e designer con filosofi, sociologi, economisti, fotografi, scrittori, archeologi, antropologi, storici e molti altri portatori di varie forme di sapere. Tutti invitati a Torino per provare a sviluppare un pensiero all\u2019altezza del momento storico, con l\u2019obiettivo primario di provare a capire che cosa possiamo concretamente fare per assicurare che siano ancora molte le generazioni che daranno seguito alle 4.000 generazioni di homo sapiens che hanno finora calcato l\u2019humus di questa nostra terra. <\/p>\n<p> <em>Apparso con piccole modifiche su &#8220;Robinson&#8221; de &#8220;La Repubblica&#8221;, sabato 5 novembre 2022, col titolo:  &#8220;La cultura si parla&#8221;, p. 27<\/em> <!--break--><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La cultura \u00e8 una. Non due, tre o addirittura quattro. Esistono varie forme di sapere, questo s\u00ec. Ma la cultura \u00e8 costituita dall\u2019intrecciarsi, dal compenetrarsi dei vari saperi, dal confronto. 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