{"id":1440,"date":"2024-04-23T12:53:38","date_gmt":"2024-04-23T10:53:38","guid":{"rendered":"https:\/\/new.demartin.nexacenter.org\/?p=1440"},"modified":"2024-04-23T12:53:38","modified_gmt":"2024-04-23T10:53:38","slug":"costruiamo-le-alternative","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/demartin.polito.it\/?p=1440","title":{"rendered":"Costruiamo le alternative"},"content":{"rendered":"<p><em>Articolo pubblicato da <a href=\"https:\/\/www.lastampa.it\/cultura\/2024\/04\/18\/news\/biennale_tecnologia_juan_carlos_de_martin-14233429\/\">&#8220;La Stampa&#8221;<\/a>, 18 aprile 2024, p. 24 in occasione dell&#8217;inaugurazione di <a href=\"https:\/\/www.biennaletecnologia.it\">Biennale Tecnologia 2024<\/a><\/em> <br \/> <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/demartin.polito.it\/sites\/demartin.polito.it\/files\/Article-De Martin-Costruiamo le alternative-La Stampa-18apr2024.jpg\" width=\"250\"> <\/p>\n<p> L\u2019immaginazione \u00e8 morta. Pu\u00f2 sembrare un\u2019esagerazione, e in parte \u00e8 anche vero, ma ogni tanto \u00e8 utile, e forse addirittura necessario esagerare; basta, come diceva G\u00fcnther Anders, che l\u2019esagerazione vada nella direzione della verit\u00e0. <\/p>\n<p> L\u2019esagerazione in questo caso \u00e8 utile per provare a intaccare il sarcofago della rassegnazione che si forma pressoch\u00e9 inevitabilmente quando la nostra capacit\u00e0 di immaginare futuri realmente alternativi si atrofizza. <\/p>\n<p> \u00c8 quello che \u00e8 successo in Occidente in questi ultimi decenni, caratterizzati dal dogma del \u201cnon c\u2019\u00e8 alternativa\u201d (sottointeso, al presente). Che si tratti di un dogma \u00e8 ormai chiaro a tutti, ma \u00e8 un dogma che si \u00e8 sempre presentato come il risultato di un\u2019analisi tanto spietata quanto incontrovertibile della realt\u00e0. Analisi che prescrive medicine, quasi sempre amare, da imporre a cittadini che, se per caso obiettano, \u00e8 solo perch\u00e9 sono ignoranti o egoisti, o tutte e due le cose insieme. Se le medicine producono \u2013 nonostante progressi tecnologici raccontati come imponenti \u2013 precariet\u00e0, disoccupazione, scuole e sanit\u00e0 sempre pi\u00f9 fragili, povert\u00e0 crescente, ecc., ci si dice dispiaciuti, ma tutte le medicine hanno controindicazioni, e quindi bisogna continuare a somministrarle, anzi, la dose, se possibile, va aumentata. <\/p>\n<p> In questi ultimi tempi, poi, circola una versione del dogma persino peggiore della precedente, e non di poco, ovvero: \u00abFino a oggi siete stati dei privilegiati: da adesso in avanti non c\u2019\u00e8 alternativa al peggioramento\u00bb. Peggioramento tipicamente dovuto a un futuro di guerre e di violenze dato per inevitabile (e a volte, sembrerebbe, quasi auspicato), o, in altra direzione, alle conseguenze apocalittiche dovute al riscaldamento del pianeta. <\/p>\n<p> Di fronte a prospettive plumbee di questo genere, come non cedere, soprattutto se si \u00e8 giovani, alla rassegnazione, o addirittura alla disperazione? E in effetti sono anni che gli studi e i sondaggi ci restituiscono un quadro molto preoccupante dello stato mentale e, pi\u00f9 in generale, dello stato d\u2019animo delle popolazione dei paesi occidentali. La depressione affligge milioni di persone, l\u2019uso di psicofarmaci \u00e8 diventato molto comune e, se interrogati in merito al futuro, la maggioranza dei cittadini europei e statunitensi risponde che negli anni a venire si aspetta di vivere peggio o, nelle migliori delle ipotesi, di restare nelle spesso tristi condizioni attuali. Non stupisce che in molti paesi i tassi di natalit\u00e0 siano da suicidio collettivo. <\/p>\n<p> Cos\u00ec non \u00e8 possibile continuare. <\/p>\n<p> E il fattore da cui partire per provare a cambiare direzione \u00e8 proprio l\u2019immaginazione. Un fattore di per s\u00e9 non sufficiente, si capisce, ma assolutamente necessario per dare linfa a un modo diverso di stare al mondo, un modo di vivere allenato a vedere nel mondo soprattutto delle possibilit\u00e0. <\/p>\n<p> L\u2019umanit\u00e0 ha sempre immaginato, ovvero si \u00e8 rappresentata mentalmente qualcosa che non esisteva, ma che, grazie all\u2019azione umana, aveva il potenziale di esistere. Immaginare qualsiasi cosa: una selce scheggiata, un\u2019organizzazione sociale, una app, un possibile esperimento scientifico, un pozzo, un\u2019opera d\u2019arte. Secondo alcuni l\u2019immaginazione \u00e8 la caratteristica principale che distingue la nostra specie da tutti gli altri essere viventi: che ci\u00f2 sia vero o meno, \u00e8 sempre stata l\u2019immaginazione a spingerci a provare, a sperimentare, a trovare nuove vie, a non darci mai per vinti. \u00c8 sempre stata l\u2019immaginazione a nutrire la speranza, ovvero, a permetterci di guardare il futuro con la consapevolezza del possibile, di ci\u00f2 che in questo momento non \u00e8, ma che potrebbe essere. <\/p>\n<p> Tuttavia, al contrario di quanto \u00e8 stato fatto in questi ultimi quarant\u2019anni, l\u2019immaginazione va non solo rispettata, ma anche attivamente incoraggiata e nutrita, nella societ\u00e0 in generale e in particolare nelle scuole e nelle universit\u00e0. La comprensione rigorosa profonda del passato e dell\u2019esistente coltivata nelle istituzioni del sapere, infatti, deve essere pensata non come fine a s\u00e9 stessa, ma anche e soprattutto come terreno su cui far crescere rigogliosa la pianta dell\u2019immaginazione. <\/p>\n<p> Ecco perch\u00e9 l\u2019edizione 2024 di Biennale Tecnologia, la manifestazione culturale del Politecnico di Torino, si intitola Utopie realiste. Abbiamo scelto la parola \u201cutopie\u201d per invitare a liberarci dal dogma del fintamente inevitabile per tornare finalmente a pensare, con audacia, futuri possibili. E poi a \u201cutopie\u201d abbiamo aggiunto \u201crealiste\u201d per far capire che non ci interessano i piani impossibili, le chimere, ma \u2013 in spirito politecnico \u2013 i futuri che poggiano sia su rigorose basi tecnico-scientifiche, sia su una solida conoscenza dell\u2019umano. <\/p>\n<p> \u00c8 questo il tipo di immaginazione che praticheremo a Torino fino a domenica, grazie a pi\u00f9 di 120 lezioni, dialoghi e discussioni con relatrici e relatori di tutto il mondo, a spettacoli teatrali, a mostre, a laboratori per i bambini, a programmi per le scuole, a presentazioni del personale di ricerca e docente del Politecnico, a visite nei laboratori dell\u2019Ateneo. <\/p>\n<p> Un grande palinsesto culturale e artistico che graviter\u00e0 innanzitutto sulle due sedi principali del Politecnico, ovvero, il complesso di corso Duca degli Abruzzi e il Castello del Valentino, ma che includer\u00e0 tutta la citt\u00e0, partendo dalle Officine grandi riparazioni (Ogr) per arrivare a piazza San Carlo (dove sar\u00e0 possibile incontrare i team studenteschi del Politecnico) alle biblioteche civiche, alle Case di quartiere e alle decine di sedi dove avranno luogo gli incontri di Biennale Tecnologia Off. <\/p>\n<p> Per concludere, l\u2019immaginazione forse non \u00e8 morta, ma di sicuro, come abbiamo detto, non sta molto bene. Tuttavia, possiamo farla tornare in salute e il primo passo \u00e8 ricominciare a praticarla, tutti insieme. Con i piedi ben saldi per terra, ma leggeri, pronti a saltare. E con gli occhi spesso puntati alle stelle. \u00c8 quello che proveremo a fare a Biennale Tecnologia. Vi aspettiamo. <\/p>\n<p> <!--break--><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Articolo pubblicato da &#8220;La Stampa&#8221;, 18 aprile 2024, p. 24 in occasione dell&#8217;inaugurazione di Biennale Tecnologia 2024 L\u2019immaginazione \u00e8 morta. Pu\u00f2 sembrare un\u2019esagerazione, e in parte \u00e8 anche vero, ma ogni tanto \u00e8 utile, e forse addirittura necessario esagerare; basta, come diceva G\u00fcnther Anders, che l\u2019esagerazione vada nella direzione della verit\u00e0. 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