{"id":1446,"date":"2024-10-03T13:08:59","date_gmt":"2024-10-03T11:08:59","guid":{"rendered":"https:\/\/new.demartin.nexacenter.org\/?p=1446"},"modified":"2024-10-03T13:08:59","modified_gmt":"2024-10-03T11:08:59","slug":"il-futuro-della-tecnologia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/demartin.polito.it\/?p=1446","title":{"rendered":"&#8220;Il futuro della tecnologia&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><em>Il mio contributo al libro <a href=\"https:\/\/www.rizzolilibri.it\/libri\/se-domani-il-mondo\/\">&#8220;Se domani il mondo. Visioni d&#8217;autore sul futuro&#8221;<\/a>, a cura di Telmo Pievani (Rizzoli, 2024).<\/em> <\/p>\n<p> <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/demartin.polito.it\/sites\/demartin.polito.it\/files\/Cover-Pievani.jpg\" width=\"200\"> <br \/>  Tramite la tecnologia, l\u2019umanit\u00e0 ha trasformato s\u00e9 stessa e l\u2019intero pianeta. Abbiamo sprigionato, soprattutto dall\u2019inizio della Rivoluzione Industriale in avanti, mezzi tecnici che, costruendo su quanto fatto nei millenni precedenti, hanno mutato praticamente tutti gli aspetti della vita delle persone, hanno rivoluzionato le societ\u00e0 e hanno cambiato in profondit\u00e0 lo stesso ambiente naturale, vivente e non vivente, che ci ospita. Due secoli e mezzo allo stesso tempo affascinanti e raccapriccianti, entusiasmanti e disperanti, dalle ferrovie alla penicillina, dalla torre Eiffel a Hiroshima, dall\u2019automobile allo smartphone, per citare qualche esempio emblematico. Per riflettere sul futuro della tecnologia \u00e8 utile soffermarsi in particolare su tre periodi, che in parte si sovrappongono temporalmente: il Secolo della grande crescita; la Grande Accelerazione; e la Rivoluzione digitale. Il primo periodo va approssimativamente dal 1870 al 1970, un secolo di straordinaria crescita, a cui diedero un contributo determinante le molte e importanti invenzioni realizzate nei decenni a cavallo tra l\u2019800 e il \u2018900, come il motore a combustione interna, il telefono, l\u2019aeroplano, la radio e molte altre ancora. \u00c8 in quel periodo che si mettono le basi per il mondo in cui viviamo oggi e, infatti, sentiamo di avere molto pi\u00f9 in comune coi nostri antenati di inizio \u2018900, coi loro telefoni, cinema, treni, lampadine e automobili, di quanto loro non avessero con i loro antenati di inizio \u2018800, quando tutte quelle tecniche, e molte altre, non erano ancora state inventate. In altre parole, oggi noi sentiamo vicino un Thomas Edison (1847-1931), l\u2019inventore della cinepresa, del fonografo e del microfono, mentre a Edison un Ludwig van Beethoven (1770-1827), bench\u00e9 temporalmente pi\u00f9 vicino, sarebbe sembrato appartenere a un\u2019et\u00e0 distante. Dopo il 1970 le cose cambiano. Inizia, almeno tra i Paesi occidentali, quella che molti studiosi chiamano la \u201cstagnazione secolare\u201d, ovvero, un periodo di crescita considerevolmente pi\u00f9 ridotta rispetto al periodo precedente, un periodo che continua fino a oggi, nonostante le molte innovazioni di questi ultimi 50 anni, in primis quelle digitali, come Internet e il personal computer. Sono state proposte molte possibili spiegazioni per questo rallentamento, ma in questa sede metteremo in evidenza soprattutto una possibile chiave interpretativa, ovvero, che la stagnazione secolare sia soprattutto la conseguenza della forte deindustrializzazione di Stati Uniti ed Europa (con la conseguente perdita di conoscenze, oltre che di posti di lavoro manufatturieri), della contestuale finanziarizzazione dell\u2019economia e, soprattutto, dell\u2019applicazione dei precetti neoliberisti in sempre pi\u00f9 ambiti, inclusa l\u2019Universit\u00e0 e la ricerca. Gli ultimi due fattori, in particolare, hanno reso molto pi\u00f9 attraente lavorare a innovazioni incrementali, con pi\u00f9 elevata probabilit\u00e0 di successo, invece di provare a esplorare direzioni eterodosse, ad alto rischio ma con ritorni potenziali molto elevati.  Il secondo periodo storico a cui prestare particolare attenzione, che inizia nell\u2019ultimo tratto del periodo precedente e che continua fino a oggi, \u00e8 quello della cosiddetta Grande Accelerazione. Con questa espressione si fa riferimento a un periodo di cambiamenti senza precedenti che hanno avuto luogo a causa della presenza umana sul pianeta dalla fine della Seconda Guerra Mondiale a oggi. Per dare qualche numero, in poco pi\u00f9 di 70 anni la popolazione mondiale \u00e8 pi\u00f9 che triplicata, passando da poco pi\u00f9 di 2 a oltre 8 miliardi di persone. Il numero di veicoli a motore \u00e8 aumentato di trentacinque volte, da 40 milioni a 1,4 miliardi. Gli abitanti delle citt\u00e0 sono quasi sestuplicati, passando da circa 700 milioni a pi\u00f9 di quattro miliardi. Ben tre quarti dell\u2019anidride carbonica introdotta nell\u2019atmosfera da attivit\u00e0 umane da quando esiste Homo sapiens \u00e8 stata introdotta dopo il 1945 (e pi\u00f9 della met\u00e0 negli ultimi trent\u2019anni). Nel 1950 veniva prodotto un milione di tonnellate di plastica, ma oggi le tonnellate prodotte sono diventate 400 milioni all\u2019anno &#8211; e continuano a crescere. Insomma, nell\u2019arco della durata di una singola vita umana le relazioni tra la nostra specie e la biosfera sono drasticamente mutate, un cambiamento quantitativo che \u00e8 ormai diventato qualitativo. Cos\u00ec facendo siamo entrati in un periodo storico che molti chiamano Antropocene, perch\u00e9 l\u2019agire umano \u00e8 diventato il pi\u00f9 importante fattore che influenza i cicli geofisici fondamentali alla base del cosiddetto \u201cSistema Terra\u201d.  La Grande Accelerazione, dopo il breve rallentamento durante la pandemia COVID-19, continua inarrestabile anche oggi nonostante le conseguenze sempre pi\u00f9 evidenti delle varie forme di inquinamento prodotte dalle attivit\u00e0 umane, dalla diffusione delle microplastiche al riscaldamento climatico. Il terzo e ultimo periodo storico su cui concentriamo l\u2019attenzione inizia alla fine del \u2018900 e anch\u2019esso continua fino a oggi. Parliamo della Rivoluzione digitale. Negli ultimi anni del XX secolo e nel primo quarto del secolo corrente, infatti, si dispiegano in maniera inequivocabile gli effetti della rivoluzione digitale. \u00c8 una rivoluzione che prende l\u2019avvio nel 1946, col primo calcolatore elettronico, ma che solo in questi ultimi trent\u2019anni \u2013 con la diffusione capillare del personal computer, del Web e, soprattutto, dello smartphone \u2013 \u00e8 diventata macroscopicamente visibile a tutti. Le conseguenze di questa rivoluzione sono innumerevoli e toccano pressoch\u00e9 tutti gli ambiti di attivit\u00e0 umana, ma in questo contesto ci limiteremo a mettere in evidenza solo tre aspetti della rivoluzione digitale che ci sembrano particolarmente rilevanti per ragionare sul futuro della tecnologia. Il primo aspetto \u00e8 che potremmo descrivere quello che sta succedendo da trent\u2019anni a questa parte, con sempre maggior intensit\u00e0, come un processo di computerizzazione del mondo. Visto il basso costo dell\u2019operazione e visti i potenziali benefici per chi controlla il processo, sempre pi\u00f9 oggetti, sempre pi\u00f9 macchine, sempre pi\u00f9 spazi, sempre pi\u00f9 parti della natura, e, soprattutto, sempre pi\u00f9 umani vengono dotati di computer in miniatura connessi a Internet. I motivi sono due. Il primo \u00e8 che, a fronte di un piccolo costo aggiuntivo (che comunque viene quasi sempre fatto pagare, direttamente o indirettamente, alle persone), si produce una delle risorse fondamentali del mondo contemporaneo, ovvero: dati. Il secondo motivo \u00e8 che la computerizzazione di oggetti, macchine e servizi quasi sempre implica la possibilit\u00e0 del controllo degli oggetti, macchine e servizi e, tramite loro, delle persone che ne fanno uso. In particolare, se \u00e8 una macchina \u00e8 definita \u201csmart\u201d (ovvero, \u00e8 computerizzata con connessione a Internet) significa che, oltre a delle funzionalit\u00e0 pi\u00f9 o meno \u201cintelligenti\u201d, la macchina pu\u00f2 venir controllata da un\u2019entit\u00e0 esterna (per esempio, chi ha venduto il dispositivo), che ne pu\u00f2 modificare il funzionamento, fino ad arrivare all\u2019interdizione completa dell\u2019uso. Dunque, una computerizzazione del mondo che, per come \u00e8 stata dispiegata, estrae dati e controlla parti sempre pi\u00f9 rilevanti di realt\u00e0, anche fisica. Il secondo aspetto della rivoluzione digitale su cui vogliamo soffermarci \u00e8 che ha permesso la nascita delle imprese private tra le pi\u00f9 ricche e potenti dall\u2019inizio della Rivoluzione Industriale a oggi, ovvero: Google, Apple, Facebook, Amazon e Microsoft, note come le \u201cBig Tech\u201d (a cui di recente si \u00e8 aggiunta Nvidia). I loro valori di borsa sono di un ordine di grandezza superiori rispetto a quelli, gi\u00e0 enormi, delle principali imprese quotate in Borsa nell\u2019ultimo tratto del XX secolo. Valori che riflettono non solo i profitti spesso elevatissimi delle Big Tech, ma anche e soprattutto la convinzione degli investitori che il futuro sar\u00e0 dominato da loro ancor pi\u00f9 di quanto gi\u00e0 non dominino il presente. Queste imprese, infatti, sono le padrone delle infrastrutture digitali (hardware, software e dati) su cui tutto il resto del mondo, essendo ormai diventato digitale, opera, incluse pressoch\u00e9 tutte le altre imprese e pressoch\u00e9 tutti gli apparati statali. Una concentrazione non solo di potere economico, ma anche di vari altri tipi di potere senza precedenti nella storia, sia per dimensione, sia per tipologia. Il terzo e ultimo aspetto della rivoluzione digitale da prendere in considerazione in questa sede discende dal precedente: l\u2019estrema concentrazione di potere digitale ha portato, contrariamente alla narrativa promossa da quelle imprese e dai molti media a loro sensibili, a un rallentamento dell\u2019innovazione in ambito digitale, con effetti, a cascata, anche in altri settori. Se l\u2019epoca d\u2019oro dei primi anni del World Wide Web, da met\u00e0 anni \u201990 ai primi anni di questo secolo, erano stati caratterizzati da un\u2019esplosione di innovazione, che ha portato, oltre al resto, proprio alla nascita di alcune delle \u201cBig Tech\u201d, in primis Google, Amazon e Facebook, gli ultimi vent\u2019anni hanno visto il consolidarsi del loro potere anche grazie a una serie di acquisizioni di imprese che avrebbero potuto rappresentare un pericolo concorrenziale. Centinaia e centinaia di acquisizioni &#8211; tra cui quelle celeberrime di YouTube da parte di Google, e di WhatsApp e Instagram da parte di Facebook &#8211; mai seriamente ostacolate dalle autorit\u00e0 antitrust USA e dell\u2019Unione Europea, hanno permesso alle \u201cBig Tech\u201d di aumentare il loro potere, riducendo progressivamente gli incentivi a innovare. Lo scenario attuale \u00e8 questo e tale rimarr\u00e0 fino a quando l\u2019unico attore in grado di incidere in maniera strutturale, ovvero, il governo degli Stati Uniti, non decider\u00e0 di intervenire, ammesso che quel momento mai arrivi, vista la concorrenza &#8211; anche e soprattutto geopolitica &#8211; con le uniche altre \u201cBig Tech\u201d al mondo, quelle cinesi, ovvero, Tencent, Alibaba, Huawei, Baidu, Weibo, ByteDance e Xiaomi.   Dei due secoli e mezzo trascorsi dall\u2019inizio della Rivoluzione Industriale abbiamo messo a fuoco un periodo di grandi innovazioni e di grande crescita, ormai terminato da tempo (almeno in Occidente), e poi due periodi che in parte si sovrappongono e che continuano fino a oggi, la Grande Accelerazione e la Rivoluzione digitale. Alla luce di questa consapevolezza storica proviamo a formulare qualche considerazione utile per ragionare sul futuro della tecnologia. La prima considerazione \u00e8 che \u00e8 prudente aspettarsi una traiettoria dell\u2019innovazione irregolare. Oltre alle dinamiche di mercato (abbiamo appena visto come nel digitale la scarsa concorrenza abbia rallentato l\u2019innovazione), a livello pi\u00f9 strutturale gli straordinari balzi in avanti della fine del XIX e dell\u2019inizio del XX secolo non sono continuati nel secolo successivo, per lo meno non con lo stesso impatto sulla societ\u00e0 e sulla vita delle persone, anche se naturalmente la tecnica ha continuato a progredire producendo risultati straordinari in molti ambiti. Dalla Grande Accelerazione, invece, possiamo trarre una considerazione complementare alla precedente. Perch\u00e9 se da una parte \u00e8 vero, come abbiamo visto, che l\u2019innovazione non ha pi\u00f9 conosciuto una stagione paragonabile a quella dei decenni a cavallo tra \u2018800 e \u2018900, dall\u2019altra parte dal 1945 in avanti i mezzi tecnici esistenti, comunque in continua evoluzione, e i prodotti della tecnica, ovvero, gli artefatti, si sono moltiplicati esponenzialmente. Potremmo dire che l\u2019umanit\u00e0 ha prelevato prodigiose quantit\u00e0 di atomi dall\u2019ambiente circostante per costruire macchine con le quali produrre entit\u00e0 artificiali (sostanze, oggetti, macchine). Il tutto reso possibile dalla combustione di prodigiose quantit\u00e0 di atomi di tipo speciale, in particolare quelli che costituiscono il carbone, gli idrocarburi e i combustibili nucleari. Oltre a tutti gli altri effetti, la risultante maggior disponibilit\u00e0 di cibo, medicine, biotecnologie, eccetera, ha permesso all\u2019umanit\u00e0 di crescere moltissimo, non solo \u2013 come abbiamo gi\u00e0 visto &#8211; in numero, ma anche in termini di durata della vita media, passata dai 46 anni nel 1950 ai 73 nel 2023. Senza dubbio un eccezionale progresso, che per\u00f2, per il modo in cui \u00e8 stata dispiegata la tecnica, sia nei Paesi capitalisti, sia nei Paesi del socialismo reale (fino al 1991), ha anche prodotto, come abbiamo gi\u00e0 visto, una profonda alterazione del Sistema Terra, di cui l\u2019inquinamento di terre e oceani, l\u2019estinzione di massa di molte specie viventi e il riscaldamento climatico sono solo le conseguenze principali. \u00c8 per questo che qualcuno sostiene, semplificando ed estremizzando, che \u201cla tecnologia ha distrutto il pianeta\u201d. Tuttavia, la tecnica non \u00e8 autonoma: la tecnica \u00e8 sempre prodotta, usata e indirizzata da forze umane. Guardando al futuro, dunque, \u00e8 sull\u2019umanit\u00e0 che dobbiamo concentrare la nostra attenzione, non sulla tecnica in quanto tale. Dalla rivoluzione digitale, invece, traiamo la considerazione che da molti anni \u00e8 in corso un processo di computerizzazione del mondo (a cui ora si aggiungono le nuove tecniche di \u201cintelligenza artificiale\u201d), controllato da una manciata di grandi imprese (a loro volta controllate, o quanto meno influenzate, da un numero molto esiguo di azionisti di controllo, tra cui Blackrock, State Street e Vanguard). Quindi il futuro della tecnologia \u2013 che in larga parte dipende, direttamente o indirettamente, dalle tecnologie digitali \u2013 sar\u00e0 necessariamente influenzato dall\u2019elevata concentrazione di potere che caratterizza il digitale. Alla luce di queste considerazioni, come affrontare il futuro della tecnologia? Innanzitutto, dovremmo esercitare cautela in merito al ruolo da attribuire alla tecnologia per la risoluzione dei problemi dell\u2019umanit\u00e0. Il cosiddetto \u201ctecno-soluzionismo\u201d, ovvero, la fede che ci sia \u2013 o che presto ci sar\u00e0 \u2013 una soluzione tecnica per qualsiasi problema individuale, sociale o ambientale, \u00e8, appunto, una fede, che non solo in generale attribuisce alla tecnologia un ruolo che non pu\u00f2 avere, soprattutto in ambiti che riguardano l\u2019umano e in particolare la vita collettiva, ma che \u00e8 anche basata sull\u2019aspettativa che lo sviluppo tecnico proseguir\u00e0 sempre a ritmi vertiginosi. Non \u00e8 cos\u00ec, per vari motivi, come le oggettive difficolt\u00e0 (o impossibilit\u00e0) tecnico-scientifiche che rallentano determinati sviluppi (come, per esempio, la produzione economica e sicura di energia tramite fusione nucleare); la riluttanza delle persone ad accettare determinati sviluppi tecnologici (come dimostrato, per esempio, dalla diffusa ostilit\u00e0 nei confronti dei veicoli a guida autonoma); o ragioni economiche, come per esempio la straordinaria quantit\u00e0 di profitti che si possono ancora fare con i combustibili fossili, riducendo cos\u00ec le risorse a disposizione per sostenere lo sviluppo di fonti di energia alternative. Dobbiamo, quindi, respingere la posizione di chi, di fronte a qualsiasi problema, che si tratti del riscaldamento climatico o delle diseguaglianze sociali, sostiene che non \u00e8 il caso di preoccuparsi perch\u00e9 di sicuro la tecnologia presto risolver\u00e0 tutto. Naturalmente la tecnologia pu\u00f2 contribuire a risolvere problemi, anche molto importanti, ed \u00e8 bene esplorare sempre e con forza le possibilit\u00e0 offerte dalla tecnica. Quello che, per\u00f2, dovremmo archiviare \u00e8 il dogma che vede nella tecnologia la soluzione di tutti i problemi dell\u2019umanit\u00e0. Allo stesso tempo, per\u00f2, e non sembri paradossale, dovremmo rafforzare la cura dell\u2019innovazione, ma in maniera diversa dal recente passato, ovvero, da una parte, tornando a esercitare incisive politiche antitrust (non solo in ambito digitale) e, lato ricerca e sviluppo, liberando le energie creative dei ricercatori, oggi molto spesso soffocate da pressioni di brevissimo termine. \u00c8 la libera curiosit\u00e0, sostenuta da adeguate risorse, la miglior incubatrice di scoperte veramente innovative, come la storia della tecnologia dimostra oltre ogni ragionevole dubbio. Va, inoltre, curato lo sviluppo di conoscenze in tutti i settori a prescindere dalla loro apparente \u201cutilit\u00e0\u201d, non solo perch\u00e9 \u00e8 bene che la mente umana si eserciti in tutte le direzioni, ma anche e soprattutto perch\u00e9 non abbiamo modo di sapere che cosa risulter\u00e0 utile in futuro. E infine vanno incoraggiate le ricerche interdisciplinari, tanto auspicate a parole quanto osteggiate nei fatti: \u00e8 al confine delle discipline, infatti, che storicamente nascono non solo discipline nuove, ma anche molte idee realmente innovative. Riguardo alle tecnologie digitali, che sempre pi\u00f9 sostengono, innervano e intermediano il mondo, esse andrebbero radicalmente democratizzate, eliminando i monopoli e favorendo l\u2019apertura, l\u2019interoperabilit\u00e0, la trasparenza e l\u2019accesso ai dati e alle risorse di calcolo. Andrebbe, inoltre, problematizzato e apertamente discusso il processo di computerizzazione del mondo, che, come tutte le cose umane, non deve essere considerato inevitabile: che cosa rendere \u201csmart\u201d (o \u201cintelligente\u201d, nel senso di \u201cintelligenza artificiale\u201d), quando e come, deve essere una scelta collettiva fatta nell\u2019interesse generale (anche del pianeta), non qualcosa deciso da pochi nell\u2019interesse di pochi. Infine, pensando alla Grande Accelerazione, \u00e8 necessario e urgente chiedersi come fare a garantire sviluppo sociale e benessere al pi\u00f9 grande numero di persone, idealmente tutte, anche per i prossimi decenni (nonostante il riscaldamento climatico e molte altre crisi) utilizzando la tecnica in maniera strutturalmente diversa da come abbiamo fatto finora. In particolare, non \u00e8 sufficiente riciclare e riusare, e non basta neanche ottimizzare le macchine esistenti affinch\u00e9 consumino e inquinino meno. Si tratta di sviluppi importanti, che vanno ulteriormente estesi e rafforzati, ma assolutamente non sufficienti per correggere in maniera strutturale il rapporto tra specie umana e pianeta. Dobbiamo avere il coraggio di essere pi\u00f9 radicali e chiederci &#8211; con rigore scientifico e con metodo democratico &#8211; se produrre determinati artefatti o meno, in quale forma produrli, quanti produrne, e per quali fini produrli. Tenendo conto, per quanto possibile, della totalit\u00e0 dei loro effetti, ovvero, le loro conseguenze sulle persone, sulla societ\u00e0 e sull\u2019ambiente. Per chi scrive, il fine primario della produzione tecnica dovrebbe essere quello di assicurare benessere a quanti pi\u00f9 esseri umani possibile, garantendo contemporaneamente il rispetto del pianeta e dei diritti delle generazioni future. Infine, pensando al benessere individuale, dovremmo preoccuparci soprattutto del tempo. L\u2019obiettivo ultimo della tecnologia, infatti, dovrebbe essere quello di permettere alle persone di godere del bene che per noi mortali \u00e8 il bene supremo: il tempo, appunto. Che la tecnologia &#8211; dopo aver ridotto al minimo, o eliminato, pericoli, fatica e alienazione &#8211; ci consenta di vivere liberamente la maggior parte possibile della nostra vita. In altre parole, che la tecnologia sia al servizio della vita degli umani nel rispetto della vita del pianeta. Un ideale la cui realizzazione dipender\u00e0 grandemente da chi possieder\u00e0 e controller\u00e0 la tecnologia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mio contributo al libro &#8220;Se domani il mondo. Visioni d&#8217;autore sul futuro&#8221;, a cura di Telmo Pievani (Rizzoli, 2024). Tramite la tecnologia, l\u2019umanit\u00e0 ha trasformato s\u00e9 stessa e l\u2019intero pianeta. 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