{"id":1725,"date":"2025-05-29T11:04:04","date_gmt":"2025-05-29T09:04:04","guid":{"rendered":"https:\/\/demartin.polito.it\/?p=1725"},"modified":"2025-05-29T11:06:56","modified_gmt":"2025-05-29T09:06:56","slug":"per-una-torino-capace-di-pensare-il-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/demartin.polito.it\/?p=1725","title":{"rendered":"Per una Torino capace di pensare il mondo"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Juan Carlos De Martin<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>(apparso sul Corriere della sera Torino, p. 1 e 5, 28 maggio 2025, col titolo: &#8220;Discutere senza dogmi, cos\u00ec Torino \u00e8 il futuro&#8221;<\/em>)<\/p>\n\n\n\n<p>Il periodo post-1991 si \u00e8 chiuso e una nuova fase storica si sta aprendo. In quali condizioni affrontiamo \u2013 tutti, Torino inclusa \u2013 questa transizione?<br><br>La scomparsa dell&#8217;URSS e, a livello nazionale, il forte indebolimento dei lavoratori hanno prodotto, oltre al resto, un progressivo sfibrarsi della democrazia. A cosa serve, infatti, impegnarsi e lottare, o anche solo votare, se tanto \u201cnon ci sono alternative\u201d? Se sono dei \u201cpiloti automatici\u201d a decidere delle questioni veramente importanti e non la volont\u00e0 popolare?<br><br>Strettamente connesso a questo sfibrarsi della democrazia \u00e8 il generalizzato degrado culturale che ha caratterizzato questi ultimi decenni. Durante la Guerra Fredda, infatti, sia i conflitti interni, sia il confronto internazionale avevano mobilitato enormi energie intellettuali, non solo nelle Universit\u00e0, ma anche &#8211; e forse soprattutto &#8211; nei sindacati, nei centri studi, nei partiti, nelle grandi imprese, nelle fondazioni. Nel mondo post-1991, venuta meno questa necessit\u00e0, i centri studi e le scuole di formazione sono state svuotate o chiuse, le Universit\u00e0 soffocate dall\u2019iper-specialismo e dalla burocrazia, la politica sempre pi\u00f9 ridotta ad amministrazione.<br><br>Il mondo intanto continuava a cambiare &#8211; e non di rado in maniera straordinaria, basti pensare alla Cina &#8211; ma l\u2019\u00e9lite occidentale era distratta: perch\u00e9, infatti, sforzarsi di comprendere il mondo se tanto la storia era finita e i vincitori eravamo noi?<br><br>Oggi l\u2019ascesa di BRICS, Trump negli USA, la crisi della globalizzazione e la guerra in Ucraina stanno scuotendo l\u2019\u00e9lite europea, che per\u00f2 \u2013 probabilmente perch\u00e9 formatasi nei 30 anni precedenti \u2013 non sembra in grado di immaginare altro che una sorta di arrocco militarizzato dell\u2019Europa.<br><br>In questa difficile congiuntura Torino potrebbe porsi un obiettivo limitato, ma ben preciso: diventare la principale citt\u00e0 italiana, e una delle principali in Europa, che dove si ricomincia a pensare il mondo sul serio, senza dogmi, senza ortodossie. Una citt\u00e0 curiosa, che instaura e coltiva canali di comunicazione in tutte le direzioni, con l\u2019obiettivo di comprendere il mondo contemporaneo e di immaginarne le possibili traiettorie future.<br><br>Torino ha le risorse per farlo: oltre ai due Atenei, infatti, ospita due importanti fondazioni bancarie e molti centri, enti, associazioni e istituzioni, anche internazionali, ciascuno con una fitta rete di relazioni che potrebbero essere mobilitate con successo se Torino avviasse un progetto di alto profilo.<br><br>Questo progetto dovrebbe includere anche la creazione di un Istituto di Studi Avanzati (IAS) sul modello di quello fondato a Princeton nel 1930. Nel mondo ci sono pi\u00f9 di cento IAS, di cui sei in Germania e quattro in Francia. Si tratta di istituzioni interdisciplinari che ogni anno accolgono studiosi da tutto il mondo. Aprire uno IAS a Torino sarebbe un modo efficace per far entrare la citt\u00e0 in una rete internazionale molto influente.<br><br>Pi\u00f9 in generale far di Torino una citt\u00e0 capace di pensare il mondo avrebbe tre ricadute molto concrete.<br><br>Innanzitutto, a Torino si formerebbe una classe dirigente di alto profilo, pronta a servire nelle istituzioni, nelle imprese, nella politica, nei sindacati, nelle Universit\u00e0.<br><br>Torino, inoltre, potrebbe attrarre studenti qualificati da tutto il mondo, attratti non solo dalla piacevolezza e dai costi relativamente contenuti della citt\u00e0, ma anche e soprattutto da una tipologia di studi oggettivamente difficili da trovare altrove.<br><br>Infine, Torino diventerebbe la citt\u00e0 naturale in cui tenere corsi di formazione continua rivolti a una platea potenzialmente mondiale, con ulteriori ricadute positive.<br><br>Stiamo entrando in una fase storica di cui si possono intravvedere alcuni lineamenti, ma che \u00e8 ancora fortemente in divenire. Mai come in queste congiunture \u00e8 indispensabile studiare, comunicare, discutere senza preclusioni: non farlo \u00e8 come andare incontro al futuro bendati.<br><br>In questo contesto Torino potrebbe diventare gli occhi, le orecchie e il cervello d\u2019Italia.<br><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Juan Carlos De Martin (apparso sul Corriere della sera Torino, p. 1 e 5, 28 maggio 2025, col titolo: &#8220;Discutere senza dogmi, cos\u00ec Torino \u00e8 il futuro&#8221;) Il periodo post-1991 si \u00e8 chiuso e una nuova fase storica si sta aprendo. In quali condizioni affrontiamo \u2013 tutti, Torino inclusa \u2013 questa transizione? 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