{"id":1746,"date":"2025-11-18T13:33:08","date_gmt":"2025-11-18T12:33:08","guid":{"rendered":"https:\/\/demartin.polito.it\/?p=1746"},"modified":"2025-11-18T13:36:00","modified_gmt":"2025-11-18T12:36:00","slug":"autopresentazione-allaccademia-delle-scienze-di-torino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/demartin.polito.it\/?p=1746","title":{"rendered":"Autopresentazione all&#8217;Accademia delle Scienze di Torino"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p><em>A seguire il testo del discorso con cui mercoled\u00ec 11 giugno 2025 mi sono presentato all&#8217;Accademia delle Scienze di Torino in veste di nuovo socio corrispondente. <\/em><br><br><\/p><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Presidente Mezzalama, Vicepresidente Mori, Professor Castelli, Professoressa Ronchi della Rocca, chiarissime consocie e chiarissimi consoci, <br><br>venir eletto socio corrispondente di questa prestigiosa Accademia \u00e8 per me un grande onore. Provo molta gratitudine per i soci che hanno avuto fiducia in me e mi impegner\u00f2 per essere all\u2019altezza di un consesso cos\u00ec autorevole e prestigioso.<br><br>In quanto nuovo socio, sono stato invitato a presentarmi, <em>\u201caffinch\u00e9\u201d<\/em>, leggo dalla comunicazione che mi era stata inviata, <em>\u201ctutti i Soci possano essere informati ed edotti sulle principali attivit\u00e0 e sulla carriera dei nuovi Soci, anche al fine di poter, auspicabilmente, stimolare sinergie e\/o convergenze di interessi.\u201d<\/em><br><br>Coerentemente con queste finalit\u00e0, nei minuti che mi sono stati concessi dar\u00f2 innanzitutto qualche elemento relativo alla mia carriera, concentrandomi su quello che mi sembra pi\u00f9 rilevante e rimandando per il resto al <a href=\"https:\/\/www.accademiadellescienze.it\/accademia\/soci\/juan-carlos-de-martin\">mio profilo sul sito dell\u2019Accademia<\/a>. <br><br>Nella seconda parte del mio intervento prover\u00f2 poi a condividere con voi i miei principali interessi. <br><br>Visto il nome che porto, Juan Carlos, concedetemi un brevissimo accenno alla mia biografia personale: il nome \u00e8 dovuto al fatto che sono nato in Argentina; ero l\u00ec perch\u00e9 mio padre, di Torino, lavorava \u2013 e ha poi continuato a lavorare per tutta la vita \u2013 per un\u2019azienda chiamata Fabbrica Italiana Automobili Torino. <br><br>Da adulto per motivi professionali ho poi vissuto, oltre che a Torino, a Santa Barbara in California, a Dallas in Texas e a Cambridge in Massachusetts.<br><br>Mi sono laureato al Politecnico di Torino in ingegneria elettronica, indirizzo informatica, con Angelo Raffaele Meo, che considero il mio Maestro e che saluto con affetto.<br><br>Il dottorato di ricerca l\u2019ho fatto, sempre al Politecnico, con Ezio Biglieri, passando per\u00f2 la maggior parte del tempo all\u2019Universit\u00e0 della California a Santa Barbara, nel laboratorio di Allen Gersho, dove mi sono occupato di codifica del segnale vocale. Erano gli anni del tumultuoso sviluppo della telefonia digitale e poi delle chiamate via Internet. <br><br>Dopo la California, conseguito il dottorato, ho lavorato per due anni come ricercatore industriale alla Texas Instruments, sede di Dallas, sempre occupandomi di voce digitale. <br><br>Nel 2000 ebbi il privilegio di poter scegliere tra il rimanere negli USA per diventare a tutti gli effetti cittadino statunitense e il tornare in Italia e rimanere italiano. Scelsi di tornare. Questa scelta di vita \u2013 pienamente consapevole e mai rimpianta \u2013 ha segnato per sempre il modo con cui penso e vivo il mio Paese e la mia citt\u00e0.<br><br>Rientrato a Torino prima lavorai al Consiglio Nazionale delle Ricerche e poi, nel 2005, al Politecnico come docente di ingegneria informatica e come fondatore e coordinatore di un gruppo di ricerca su voce, audio e video digitali. <br><br>Poco dopo il mio rientro in Italia iniziai a occuparmi, oltre che di multimedia, della relazione tra tecnologie informatiche e societ\u00e0, lavorando \u2013 in collaborazione col Prof. Meo \u2013 soprattutto nell\u2019ambito del software libero e dei brevetti software. <br><br>Nel 2003 con l\u2019avvio, insieme al giurista Marco Ricolfi, del progetto Creative Commons Italia, il tema informatica e societ\u00e0 divent\u00f2 un\u2019area di ricerca, studio e riflessione sempre pi\u00f9 importante nell\u2019economia del mio tempo e nella scelta delle mie priorit\u00e0. <br><br>Nel 2005 \u2013 insieme al Marco Ajmone Marsan, alla Fondazione Giovanni Agnelli e a numerosi altri partner \u2013 ospitammo a Torino i principali esponenti del Berkman Center for Internet &amp; Society della Harvard University, il primo centro al mondo per quel genere di studi. Da quel contatto, poi diventato frequentazione e collaborazione, nacque, nel novembre del 2006 (quindi il prossimo anno celebreremo i 20 anni), il <a href=\"https:\/\/nexa.polito.it\">Centro Nexa su Internet e societ\u00e0<\/a>. Nexa: un centro interdisciplinare, costituito al Politecnico \u2013 anche grazie all\u2019interessamento e all\u2019appoggio dell\u2019allora Rettore Francesco Profumo \u2013 ma fin dall\u2019inizio in simbiosi con l\u2019Universit\u00e0 di Torino, una collaborazione strettissima poi sancita anche da accordi formali col Dipartimento di Giurisprudenza e col Dipartimento di Filosofia e Scienze dell\u2019Educazione. <br><br>Mi fermo qui coi cenni alla carriera e passo alla domanda: quali sono i miei interessi? <br><br>Il tema che ormai da qualche anno mi appassiona \u00e8 <a href=\"https:\/\/iris.polito.it\/handle\/11583\/3004396\">la computerizzazione del mondo<\/a>. <br><br>Che cosa intendo con questa espressione? <br><br>Il primo calcolatore elettronico, l\u2019ENIAC, venne svelato al pubblico il 16 febbraio 1946, quasi esattamente ottant\u2019anni fa. <br><br>\u00c8, per\u00f2, solo in questo XXI secolo che la computerizzazione del mondo fa un salto di qualit\u00e0. Tra le fine del secolo scorso e i primi anni del secolo corrente, infatti, gli sviluppi della microelettronica e delle telecomunicazioni abilitano tre cruciali sviluppi che, in sinergia tra loro, caratterizzano la computerizzazione del mondo di questi ultimi decenni. <br><br>Sono anni durante i quali i computer, in genere di dimensioni contenute e connessi a Internet, iniziano a entrare in molti oggetti, a popolare molti spazi e a diventare protesi della maggioranza degli esseri umani. <br><br>Ai computer riconoscibili come tali \u2013 come i notebook, i computer da scrivania, i server nei \u201cdata center\u201d, ecc., ancora molto numerosi e importanti \u2013 si sommano prima milioni e poi, soprattutto in questo ultimo decennio, miliardi di oggetti computerizzati (gli oggetti \u201csmart\u201d, come le TV smart o gli aspirapolveri smart), di spazi computerizzati (gli spazi \u201csmart\u201d, come le \u201csmart city\u201d, ma anche molti spazi privati) e, soprattutto, di esseri umani computerizzati (in quanto in simbiosi con smartphone e altri dispositivi personali \u201csmart\u201d). L\u2019aggettivo \u201csmart\u201d (che in inglese <a href=\"https:\/\/www.reteitalianaculturapopolare.org\/calendario\/371-il-potere-delle-parole-smart.html\">non significa \u201cintelligente\u201d, come spesso si crede, ma \u201cbrillante\u201d o \u201calla moda\u201d<\/a>) significa che qualcosa \u00e8 stato dotato di computer connesso a Internet. <br><br>La \u201csmartificazione\u201d di cose e spazi \u00e8 un fenomeno della massima rilevanza, di cui non si parla abbastanza, ma \u00e8 la terza articolazione della computerizzazione del mondo quella che mi sembra di gran lunga la pi\u00f9 importante: la computerizzazione degli esseri umani per effetto dell\u2019adozione dei telefoni \u201csmart\u201d, ovvero, dello <a href=\"http:\/\/www.addeditore.it\/catalogo\/juan-carlos-de-martin-contro-lo-smartphone\/\">smartphone<\/a>, e, in anni ancora pi\u00f9 recenti, di altri dispositivi personali \u201csmart\u201d, come orologi, occhiali, braccialetti e anelli. <br><br>Come scrivo nel mio libro del 2023 <a href=\"http:\/\/www.addeditore.it\/catalogo\/juan-carlos-de-martin-contro-lo-smartphone\/\">\u201cContro lo smartphone: per una tecnologia pi\u00f9 democratica\u201d<\/a>, con prefazione di Gustavo Zagrebelsky, lo smartphone \u00e8 una macchina meravigliosa, io stesso ne faccio un uso intenso, ma allo stesso tempo \u00e8 una macchina diventata de facto obbligatoria praticamente senza discussioni. Non era mai successo prima che una macchina diventasse cos\u00ec indispensabile per lavorare, studiare, viaggiare, pagare, ecc. Insomma, per vivere. Inoltre lo smartphone \u2013 per deliberate scelte progettuali \u2013 \u00e8 un\u2019idrovora di dati personali altamente opaca e infedele. Nel libro cerco di cogliere la totalit\u00e0 del dispositivo, dalle miniere di coltan in Congo alle fabbriche in Cina, dai progettisti della Silicon Valley alle fonderie di silicio a Taiwan e in Corea, dagli impatti ambientali a quelli sul benessere psicologico e informativo. Oltre a descrivere lo smartphone attualmente esistente, l\u2019opera spiega come si potrebbe avere uno smartphone ugualmente utile e divertente, ma molto pi\u00f9 trasparente e rispettoso dell\u2019ambiente e, soprattutto, di noi utenti. <br><br>Tornando alla questione generale, mi interessa, dunque, comprendere la computerizzazione del mondo: da chi viene realizzata, come viene realizzata, con quali scopi, con quali conseguenze \u2013 con una particolare attenzione alle alternative, sempre possibili, come in tutte le vicende umane. <br><br>In ambito specialistico, mi occupo di come i dati e gli algoritmi possano \u2013 in vari modi e per vari motivi \u2013 produrre discriminazioni. <br><br>La seconda mia passione consiste nel riflettere a tutto tondo sulla mia istituzione, ovvero, l\u2019Universit\u00e0. Si tratta di una passione che prende l\u2019avvio intorno al 2010, quando si iniziava a parlare molto di MOOC. Ricordate i Massive Open Online Courses, i MOOC, appunto? Ricordate quando qualcuno, per esempio il solito Bill Gates, diceva che in cinque anni la maggior parte delle universit\u00e0 sarebbe scomparsa perch\u00e9 tanto si sarebbero potute seguire le lezioni dei premi Nobel comodamente da casa? \u00c8 in quel frangente che iniziai a studiare e a riflettere sul futuro dell\u2019Universit\u00e0, una ricerca che produrr\u00e0 qualche anno dopo, nel 2017, il libro <a href=\"https:\/\/www.codiceedizioni.it\/libri\/universita-futura\/\">\u201cUniversit\u00e0 futura: tra democrazia e bit\u201d.<\/a> In quel libro, dopo aver analizzato le conseguenze delle degenerazioni neoliberiste degli ultimi 30 anni, traccio un ideale normativo di come dovrebbe essere l\u2019Universit\u00e0 nel complicato contesto del XXI secolo.<br><br>Oggi i discorsi che quindici anni fa si facevano sui MOOC si stanno facendo, mutatis mutandis, a proposito dell\u2019Intelligenza Artificiale. Una bolla di enfasi ancora maggiore, una scarsit\u00e0 generalizzata di sobriet\u00e0, ma anche questa volta con un effetto collaterale positivo: la novit\u00e0 tecnologica ci costringe, infatti, a porci domande di fondo, tanto scomode quanto importanti. Che cosa \u00e8 l\u2019universit\u00e0? Chi \u00e8 uno studente? Chi \u00e8 un professore? Come vogliamo che sia un laureato? Che ruolo sociale ha l\u2019universit\u00e0? Che rapporto ha con la democrazia? In quel libro provavo a rispondere a queste, e ad altre domande, indicando una possibile direzione, che continua a sembrarmi convincente ancora oggi.<br><br>A otto anni di distanza dalla pubblicazione di quel libro \u2013 lasciatemi fare questa osservazione \u2013 la degenerazione dell\u2019Universit\u00e0, in Italia e in tutto l\u2019Occidente, non solo non si \u00e8 fermata, ma si \u00e8 ulteriormente aggravata. Ormai mi sembra che dovremmo addirittura chiederci se, per onest\u00e0 intellettuale, non sia giunta l\u2019ora di smettere di usare la parola \u201cuniversit\u00e0\u201d e iniziare a usarne un\u2019altra, pi\u00f9 descrittiva dell\u2019effettivo stato dell\u2019istituzione. Come si \u00e8 iniziato, circa vent\u2019anni fa, a parlare di \u201cpost-democrazia\u201d, forse \u00e8 ora di iniziare a parlare anche di \u201cpost-universit\u00e0\u201d, per rendere esplicito che una certa idea di universit\u00e0 \u00e8 ormai, nei fatti, morta, anche se in futuro potrebbe, come la democrazia e come tutti auspichiamo, rinascere dalle sue ceneri.<br><br>In ogni caso, subito dopo la pubblicazione di \u201cUniversit\u00e0 futura\u201d, ovvero, tra il 2018 e il 2023 ho avuto il raro privilegio di poter tradurre in pratica \u2013 grazie all\u2019allora Rettore Guido Saracco, agli organi di governo del Politecnico e a un gran numero di colleghe e colleghi \u2013 almeno alcune delle idee che avevo articolato in \u201cUniversit\u00e0 futura\u201d. <br><br>Per limiti di tempo, mi concentrer\u00f2 sulle tre iniziative principali (per una descrizione pi\u00f9 estesa v. <a href=\"http:\/\/art.siat.torino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/A_RT_LXXVI-demartin-saracco.pdf\">questo articolo<\/a>), facendo per\u00f2 prima una premessa: tutte e tre avevano l\u2019obiettivo di valorizzare il fatto che la tecnologia \u00e8 umanit\u00e0, per usare il motto con cui Biennale Tecnologia nacque nel 2019. La tecnologia, infatti, non \u00e8 natura, la tecnologia non capita, non arriva da un lontano pianeta: la tecnologia \u00e8 sempre il frutto di specifiche scelte e azioni umane e di uno specifico contesto non solo tecnico-scientifico, ma anche culturale, sociale, politico, geopolitico, produttivo, economico e ambientale. Inoltre la tecnologia retroagisce sulle persone, sulla societ\u00e0 e sull\u2019ambiente. Occorre, quindi \u2013 sulle orme di Luciano Gallino, la cui voce enciclopedica dal titolo <a href=\"https:\/\/www.treccanilibri.it\/catalogo\/tecnologia-e-societa\/\">\u201cTecnologia e societ\u00e0\u201d \u00e8 stata riedita da Treccani<\/a> ed \u00e8 in uscita proprio in questi giorni \u2013 smettere di parlare delle conseguenze sociali della tecnologia, e parlare piuttosto di coevoluzione di tre ordini di popolazioni: organismi umani, sistemi tecnologici e sistemi socioculturali. Per adottare questa prospettiva le sole competenze ingegneristiche non bastano: senza stravolgere l\u2019impianto generale degli studi di ingegneria, occorre favorire un dialogo tra saperi, un dialogo che in realt\u00e0 fa parte da sempre della storia del Politecnico, anche se relativamente pochi colleghi ne sono consapevoli. In proposito, basti ricordare che circa trent\u2019anni fa il Politecnico diede vita all\u2019Istituto di Studi Superiori in Scienze Umane. L\u2019Istituto, promosso e coordinato da Carlo Olmo, coinvolse, oltre che molti esponenti di punta della cultura politecnica, tra cui Gian Vincenzo Fracastoro, Roberto Gabetti, Vittorio Marchis, Mario Rasetti, Mario Pent e Rodolfo Zich, alcuni tra i massimi esponenti delle discipline umanistiche e sociali, tra cui Arnaldo Bagnasco, Giulio Bollati, Luciano Gallino, Carlo Ossola e Gianni Vattimo.<br><br>A distanza di circa trent\u2019anni dall\u2019esperienza, purtroppo di breve durata, dell\u2019Istituto diretto da Carlo Olmo, nel 2018 l\u2019Ateneo avvi\u00f2 tre principali iniziative riguardanti le scienze umane e sociali per l\u2019ingegneria, una per ciascuna delle tre missioni canoniche dell\u2019Universit\u00e0 \u2013 didattica, ricerca e la cosiddetta terza missione. <br><br>Riguardo alla prima missione, la didattica, il Politecnico istitu\u00ec un insegnamento denominato Grandi Sfide, la cui prima lezione ebbe luogo nell\u2019Anno Accademico 2021\u2013 2022. Da allora fino a oggi tutti gli studenti di ingegneria della triennale (circa 3.600) devono scegliere un corso tra ventiquattro, raggruppati in sei \u201cGrandi sfide\u201d, ovvero: clima, mobilit\u00e0, digitale, salute, energia, tecnologie e umanit\u00e0. Tutti i corsi hanno la stessa impostazione: dopo una prima parte online, con lezioni registrate di Jeffrey Sachs e, soprattutto, di Telmo Pievani, e dopo un\u2019introduzione di tre ore alla specifica sfida (io ho finora curato quella relativa al digitale), gli studenti iniziano a seguire lezioni in aula insegnate da due docenti, un\/una tecnologo\/a e uno\/una umanista o scienziato\/a sociale. Dopo un certo numero di lezioni frontali, gli studenti approfondiscono uno specifico argomento grazie a un lavoro di gruppo, che deve seguire la stessa impostazione interdisciplinare del corso. <br><br>Per quello che riguarda la seconda missione, ovvero, la ricerca, il Politecnico, cos\u00ec avvicinandosi alle migliori esperienze europee e statunitensi, in anni recenti ha reclutato sei studiosi di discipline umanistiche e sociali, che sono stati poi inseriti in sei diversi Dipartimenti dell\u2019Ateneo, dando impulso a proficui scambi interdisciplinari, oltre che a nuovi insegnamenti. <br><br>Riguardo, infine, alla cosiddetta \u201cterza missione\u201d, nel 2018 il Politecnico decise di realizzare una grande manifestazione culturale, rivolta non solo alla comunit\u00e0 politecnica, ma al grande pubblico, a partire dalle scuole, dedicandola proprio al rapporto tra tecnologia e societ\u00e0. Nacque cos\u00ec Biennale Tecnologia, una iniziativa da me ideata, un festival culturale in dialogo con Biennale Democrazia e in collaborazione con moltissimi partner, di cui ho curato, insieme a Luca De Biase, le prime quattro edizioni (2019, 2020, 2022 e 2024). Mi sembra di poter affermare che in pochi anni Biennale Tecnologia sia riuscita a diventare una delle principali iniziative culturali della citt\u00e0 e in assoluto una delle pi\u00f9 importanti realt\u00e0 a livello internazionale dedicate a tecnologia e societ\u00e0. <br><br>Concludo: sono, come tanti, uno studioso che ama insegnare. La sistole dello studio e la diastole dell\u2019insegnamento. <br><br>Per studiare e insegnare al meglio sento il bisogno di provare a capire il mondo. Il mondo che ci \u00e8 toccato vivere, quello di oggi, con le sue infinite bellezze, ma anche le sue tragedie e i suoi abissi, come la guerra in corso in Ucraina o l\u2019abominevole sterminio in corso a Gaza.<br><br>Del mondo tento di cogliere la totalit\u00e0, radicato nella mia disciplina, ma proteso ad attraversare i confini tra i saperi, se questo torna utile, e in effetti molto spesso \u00e8 cos\u00ec, anzi, \u00e8 indispensabile: basta sapere quali valichi percorrere e a quali interlocutori rivolgersi. <br><br>Sono, quindi, particolarmente felice di essere stato accolto in un\u2019istituzione come l\u2019Accademia delle Scienze, dove da 242 anni tutti i saperi si confrontano. <br><br>Vi ringrazio fin d\u2019ora per i consigli e le osservazioni che mi farete \u2013 lo spero \u2013 l\u2019onore di rivolgermi, quando lo riterrete opportuno. <br><br>Grazie.<br><br><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A seguire il testo del discorso con cui mercoled\u00ec 11 giugno 2025 mi sono presentato all&#8217;Accademia delle Scienze di Torino in veste di nuovo socio corrispondente. 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