{"id":1755,"date":"2026-01-28T09:54:53","date_gmt":"2026-01-28T08:54:53","guid":{"rendered":"https:\/\/demartin.polito.it\/?p=1755"},"modified":"2026-01-28T10:00:01","modified_gmt":"2026-01-28T09:00:01","slug":"intervento-a-democrazia-alla-prova-genova-24-gennaio-2026","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/demartin.polito.it\/?p=1755","title":{"rendered":"Intervento a &#8220;Democrazia alla prova&#8221; (Genova, 24 gennaio 2026)"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Intervento di Juan Carlos De Martin all&#8217;incontro <a href=\"https:\/\/palazzoducale.genova.it\/evento\/democrazia-alla-prova\/\">&#8220;Democrazia alla prova&#8221;<\/a> (Genova, 23-25 gennaio 2026). <\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Premessa: la tecnologia \u00e8 un prodotto umano. Non si produce da sola. \u00c8, al contrario, frutto di decisioni e scelte interamente ascrivibili ad attori umani. Quindi smettiamola sia di considerarla come qualcosa di \u201cautonomo\u201d, una sorta di Moloch che segue delle sue leggi, sia come qualcosa di \u201cneutro\u201d, o addirittura \u2013 in quanto \u201cprogresso\u201d \u2013 come qualcosa di intrinsecamente, quasi ontologicamente positivo. No. \u00c8 un\u2019attivit\u00e0 umana intenzionale che porta in esistenza artefatti che prima non esistevano (usando atomi, energia, conoscenza tecnico-scientifica, organizzazioni, suolo, producendo scorie, ecc.) e che \u2013 in sistemi capitalisti come il nostro \u2013 lo fa con l\u2019obiettivo assolutamente preponderante di produrre profitti o potere. Questi artefatti poi producono cambiamenti nella societ\u00e0 (oltre che nell\u2019ambiente), innescando retroazioni complesse, tempo-varianti e almeno in parte imprevedibili. Questi cambiamenti spaziano dall\u2019essere indubitabilmente positivi (una cura per una malattia prima incurabile) a indubitabilmente negativi (una nuova arma batteriologica), ma nella grande maggioranza dei casi i cambiamenti sono articolati, ambigui, tempo-varianti. Possono, per esempio, nel loro complesso beneficiare determinate persone (o categorie di persone, o Stati) e simultaneamente nel loro complesso danneggiarne altre\/altri. Inoltre gli artefatti a volte strutturano le forme di vita: i sistemi tecnologici possono essere infrastrutture in senso stretto; o norme, se preferite, pi\u00f9 vicine alle leggi naturali che a quelle giuridiche (perch\u00e9 non possiamo scegliere di violarle); possono dunque avere propriet\u00e0 politiche intrinseche, perch\u00e9 possono dare o togliere libert\u00e0 e opportunit\u00e0 alle persone, possono tenerle in uno stato di minorit\u00e0, scegliendo al posto loro quale sia il loro bene. Quindi, occorre sottoporre le attivit\u00e0 tecnologiche \u2013 tutte, incluse quelle informatiche \u2013 allo stesso scrutinio etico, politico, intellettuale, democratico a cui sottoponiamo tutte le attivit\u00e0 umane. <br><br>Ora veniamo alla domanda che ci \u00e8 stata rivolta:<br><br><em>Big Data, piattaforme, AI: ma \u00e8 poi vero che la tecnologia digitale pu\u00f2 essere reindirizzata a sostenere la democrazia? L\u2019impulso impresso alla tecnologia digitale a supporto della concentrazione di conoscenza e potere \u00e8 davvero reversibile? Come?<\/em><br><br>Per rispondere a questa domanda occorre prima di tutto fare il punto della situazione, ovvero, chiarire a che punto siamo arrivati del processo di computerizzazione del mondo avviatosi esattamente 80 anni fa (era il 15 febbraio 1946) col debutto negli Stati Uniti del primo calcolatore elettronico. <br><br>Oggi alcune grandi imprese statunitensi, le ben note \u201cBig Tech\u201d, detengono \u2013 almeno negli USA, Europa, Australia, Nuova Zelanda, Giappone e vari altri Paesi \u2013 il controllo di pressoch\u00e9 la totalit\u00e0 dei computer (soprattutto personal computer e smartphone, ma anche \u201cassistenti domestici\u201d e altri oggetti \u201csmart\u201d), il possesso di grandi quantitativi di dati costantemente aggiornati su miliardi di persone, l\u2019enorme potenza di calcolo necessaria per elaborarli, il possesso dei principali software applicativi su cui miliardi di persona passano il loro tempo, il possesso di parti crescenti dell\u2019infrastruttura fisica di Internet (non solo data center, ma anche cavi sottomarini e satelliti), risorse economiche pressoch\u00e9 illimitate e il potere di intermediazione tra milioni di attori economici e i loro potenziali clienti (vale per le Big Tech con caratteristiche di \u201cpiattaforma\u201d, in particolare Amazon). <br><br>Con gli smartphone (a cui ho dedicato di recente <a href=\"http:\/\/www.addeditore.it\/catalogo\/juan-carlos-de-martin-contro-lo-smartphone\/\">un libro<\/a>) pi\u00f9 di met\u00e0 degli esseri umani sul pianeta ha costantemente con s\u00e9 una macchina che raccoglie incessantemente dati non solo su che cosa l\u2019utente sta attivamente facendo col dispositivo (telefonando, navigando su Internet, girando sui social media, comprando, ascoltando musica, ecc.), ma anche sulla localizzazione geografica dell\u2019utente, sui movimenti fisici dell\u2019utente (\u00e8 fermo, sta camminando, sta correndo, ecc.), su quali altre persone incontra, su quanto \u00e8 luminoso l\u2019ambiente in cui si trova, se l\u2019utente prende in mano il dispositivo nel cuore della notte (e quante volte lo fa) o meno, e cos\u00ec via. Se a questa miriade di informazioni si aggiungono classiche informazioni come il contenuto della rubrica dei contatti, ovvero, la propria rete sociale e il registro delle chiamate e dei messaggi (se non i contenuti degli stessi, quanto meno i cosiddetti medatati, ovvero, con chi sono stato in contatto, quando, quanto spesso, ecc.), il quadro informativo che si compone sulla vita di miliardi di persone \u00e8 &#8211; per estensione, capillarit\u00e0 e continuit\u00e0 nel tempo &#8211; assolutamente senza precedenti nella storia dell\u2019umanit\u00e0. <br><br>Inoltre, come confermato dalle rivelazioni di Edward Snowden del 2013, questi dati possono essere  nella disponibilit\u00e0 di agenzia di sicurezza statunitensi, avvicinando sempre di pi\u00f9 alla realt\u00e0 l\u2019obiettivo strategico di quel Paese, che risale almeno agli anni \u201960 del secolo scorso, di conseguire una consapevolezza informativa la pi\u00f9 completa possibile dell\u2019intera umanit\u00e0 (\u201c<a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Total_Information_Awareness\">Total Information Awareness<\/a>\u201d). <br><br>Inoltre, i padroni dei sistemi operativi e delle principali app (che oggi sono, in senso letterale, <a href=\"https:\/\/archive.org\/details\/bub_gb_tYgReK8B79cC\/page\/282\/mode\/2up?q=padroni\">\u201ci padroni del genere umano\u201d<\/a>, per citare Adam Smith: <a href=\"https:\/\/www.rainews.it\/articoli\/2026\/01\/oxfam-12-miliardari-sono-piu-ricchi-di-4-miliardi-di-persone-77ed066c-2081-4e7c-aacf-1c560db93e4a.html\">le 12 persone pi\u00f9 ricche del mondo oggi detengono una ricchezza maggiore di quella di met\u00e0 dell\u2019umanit\u00e0<\/a>), hanno una conoscenza non solo degli individui, ma anche della societ\u00e0 assolutamente senza precedenti. Ci\u00f2 che in passato, con strumenti tradizionali (sondaggi, informatori, questionari, ecc.), \u00e8 sempre stato oneroso e comunque molto parziale, ora \u00e8 diventato sistematico, capillare e continuo. Le principali aziende informatiche, grazie ai motori di ricerca, alle app di social media e di messaggistica, alle informazioni d\u2019uso dello smartphone e ora anche i servizi di \u201cintelligenza artificiale\u201d possono monitorare in tempo reale lo stato della societ\u00e0, utilizzando una moltitudine di chiavi di analisi.<br><br>A questo potere di monitoraggio in tempo reale si associa poi il potere di influenzare i comportamenti individuali e le dinamiche sociali. Ci\u00f2 \u00e8 soprattutto vero per i social media, i cui algoritmi decidono quali contenuti mostrare, a chi mostrarli, quando e con quale frequenza mostrarli,  ma vale anche per i motori di ricerca e i chatbot di Intelligenza Artificiale. <br><br>Le Big Tech, inoltre, sono diventate le fornitrici di servizi essenziali (in particolare posta elettronica, cloud computing, software di collaborazione, \u201cIntelligenza artificiale\u201d) non solo per individui e imprese, anche per segmenti sempre pi\u00f9 estesi delle articolazioni di molti Stati: scuole, universit\u00e0, enti di ricerca, ospedali, Ministeri e persino il settore militare e della sicurezza. <br><br>A questo proposito, \u00e8 importante sottolineare come <strong>il controllo, anche fisico, delle infrastrutture di comunicazione, archiviazione ed elaborazione delle informazioni<\/strong> sia sempre stata, fin dall\u2019antichit\u00e0, una prerogativa attentamente presidiata da qualsiasi entit\u00e0 (statuale e non) attenta alla propria sovranit\u00e0. Che si trattasse dei cavi telegrafici transoceanici durante l\u2019impero britannico, dello sviluppo della radio nei primi decenni dell\u2019900, delle rete telefonica a Cuba subito dopo la rivoluzione o dell\u2019Italia della Prima Repubblica, con le sue SIP, Italtel e Telettra, era chiaro a qualsiasi politico degno del suo ruolo che le infrastrutture per comunicare, archiviare ed elaborare informazioni erano (e sono) essenziali. <br><br>Eppure, incredibilmente in questo primo quarto del 21\u00b0 secolo numerosi Stati europei, tra cui il nostro, hanno progressivamente rinunciato a questo storico presidio, diventando cos\u00ec acutamente dipendenti dai servizi offerti dalle Big Tech da portare un numero crescente di studiosi e osservatori a parlare di <em>colonialismo digitale<\/em>. <br><br>\u00c8 come se il \u201csistema nervoso\u201d di intere nazioni fosse passato nella mani di alcune grandi aziende statunitensi, che ora hanno il potere (o il dovere, nel caso, per esempio, di sanzioni o di ordini del loro Governo) di bloccare le attivit\u00e0, anche di base, non solo di individui (come la funzionaria ONU, nonch\u00e9 nostra connazionale, Francesca Albanese) ma anche di vasti settori di una nazione, o di determinate istituzioni, come \u00e8 successo di recente alla Corte Penale Internazionale (e ai suoi giudici). Il potenziale non solo di sorveglianza, ma anche di controllo, di repressione, di ricatto \u00e8 enorme. <br><br>A questo proposito, vi leggo le parole di un noto studioso. Dopo vi dir\u00f2 di chi si tratta e quando ha scritto queste parole. <br><em><br>Inutile dire che il controllo pubblico del potere \u00e8 tanto pi\u00fa necessario in un\u2019et\u00e0 come la nostra in cui gli strumenti tecnici di cui pu\u00f2 disporre chi detiene il potere per conoscere capillarmente tutto quel che fanno i cittadini \u00e8 enormemente aumentato, \u00e8 praticamente illimitato. <br>[\u2026]<br>L\u2019ideale del potente \u00e8 sempre stato quello di vedere ogni gesto e di ascoltare ogni parola dei suoi soggetti (possibilmente senza essere visto n\u00e9 ascoltato): questo ideale oggi \u00e8 raggiungibile. Nessun despota dell\u2019antichit\u00e0, nessun monarca assoluto dell\u2019et\u00e0 moderna, pur circondato da mille spie, \u00e8 mai riuscito ad avere sui suoi sudditi tutte quelle informazioni che il pi\u00fa democratico dei governi pu\u00f2 attingere dall\u2019uso di cervelli elettronici. La vecchia domanda che percorre tutta la storia del pensiero politico: \u00abChi custodisce i custodi?\u00bb oggi si pu\u00f2 ripetere con quest\u2019altra formula: \u00abChi controlla i controllori?\u00bb Se non si riuscir\u00e0 a trovare una risposta adeguata a questa domanda, la democrazia, come avvento del governo visibile, \u00e8 perduta.<\/em><br><br>Sono parole tratte dal libro di Norberto Bobbio <a href=\"https:\/\/www.einaudi.it\/catalogo-libri\/scienze-sociali\/politica\/il-futuro-della-democrazia-norberto-bobbio-9788806223694\/\">&#8220;Il futuro della democrazia&#8221;<\/a>. L\u2019anno era il 1984.<br><br>Ci\u00f2 detto, posso ora rispondere alla domanda iniziale:<br><br>Certo che Big Data, piattaforme, AI e in generale le tecnologia informatiche potrebbero essere reindirizzate a sostegno della democrazia, a vantaggio dei lavoratori, per ridurre le diseguaglianze, per tutelare i diritti fondamentali, ecc. Sono prodotti umani che possono essere indirizzati come si desidera. Si pu\u00f2 scegliere se, quando, con quale velocit\u00e0 e soprattutto in quale forma e con quali obiettivi introdurre una determinata tecnologia. <\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, affinch\u00e9 ci\u00f2 capiti in Italia e pi\u00f9 in generale in Europa \u00e8 indispensabile che, nell\u2019ordine:<br><br>1) si recuperi quanta pi\u00f9 indipendenza tecnologica possibile rispetto agli USA (o a chiunque altro): l\u2019Europa ha le risorse economiche, organizzative e tecnico-scientifiche per farlo. In proposito lasciatemi citare il rapporto &#8220;<a href=\"https:\/\/eurostack.eu\/\">Eurostack<\/a>\u201d, ma ci sono anche <a href=\"https:\/\/www.ucl.ac.uk\/bartlett\/publications\/2024\/dec\/reclaiming-digital-sovereignty\">altre proposte<\/a>. Non credete, quindi, a chi dice (in certi casi ormai da trent\u2019anni): \u201c\u00c8 troppo tardi, quel treno \u00e8 ormai perduto, eccetera\u201d. Non \u00e8 vero. \u00c8, per\u00f2, indispensabile che ci sia una determinazione politica salda e sostenuta nel tempo. <br><br>2) all\u2019interno delle nostre democrazie capitaliste i rapporti di forza tra classi cambino in maniera tale da poter trattare la tecnologia \u2013 tutta, non solo quella informatica \u2013 alla stregua di tutte le altre attivit\u00e0 umane. L\u2019obiettivo dovrebbe essere non solo quello di avere tecnologie informatiche che rispettino rigorosamente i diritti fondamentali (espressione, associazione, segretezza della corrispondenza, ecc.), che oggi sono sistematicamente calpestati, ma anche, richiamando l\u2019articolo 41 della Costituzione, di <em>\u201cdeterminare i programmi e i controlli opportuni perch\u00e9 [la tecnologia] possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali\u201d.<\/em><br><br>Grazie. <br><\/p>\n\n\n\n<p><em>P.S. Ringrazio gli amici <a href=\"https:\/\/nexa.polito.it\">nexiani<\/a> chi mi hanno dato consigli in fase di stesura, in particolare Daniela Tafani e Giulio De Petra. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervento di Juan Carlos De Martin all&#8217;incontro &#8220;Democrazia alla prova&#8221; (Genova, 23-25 gennaio 2026). Premessa: la tecnologia \u00e8 un prodotto umano. 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