Questo intervento è stato scritto su invito dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni per la newsletter mensile di informazione AgCom, n. 3/11.
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mercoledì 9 FEBBRAIO, ROMA (al MACRO, Sala Conferenze, ore 10:30)
Agenda digitale: L'Italia riparte da Internet e dalla tecnologia – evento SOCIAL MEDIA WEEK
Ne parlano: Juan Carlos De Martin, Oscar Giannino, Peter Kruger, Stefano Quintarelli, Layla Pavone, Francesco Sacco, Vittorio Zambardino
E a seguire intervengono: Luca Barbareschi, Paolo Gentiloni, Linda Lanzillotta, Roberto Rao, Mario Valducci (Palmieri e Falchetti da confermare)
Per partecipare, potete registrarvi e trovare più informazioni su:
Agenda digitale: L'Italia riparte da Internet e dalla tecnologia – evento SOCIAL MEDIA WEEK
Ne parlano: Juan Carlos De Martin, Oscar Giannino, Peter Kruger, Stefano Quintarelli, Layla Pavone, Francesco Sacco, Vittorio Zambardino
E a seguire intervengono: Luca Barbareschi, Paolo Gentiloni, Linda Lanzillotta, Roberto Rao, Mario Valducci (Palmieri e Falchetti da confermare)
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Se ne parla da tempo. Anche io ne ho scritto di recente su La Stampa. Ma domani finalmente arriva sul serio.

“Io marciavo a cavallo con accanto la donna del mio cuore, degna dell’universale ammirazione… E che m’importava il non aver altre vesti che quelle che mi coprivano il corpo, e di servire una povera Repubblica che a nessuno poteva dare un soldo?
Io avevo una sciabola e una carabina, che portavo attraversata sul davanti della sella. La mia Anita era il mio tesoro, non meno fervida di me per la sacrosanta causa dei popoli e per un vita avventurosa. Essa si era figurate le battaglie come un trastullo, e i disagi della vita del campo come un passatempo; quindi, comunque andasse, l’avvenire ci sorrideva fortunato, e più selvaggi si presentavano gli spaziosi americani deserti, più dilettevoli e più belli ci pareano. Poi sembravami d'aver fatto il mio dovere nelle diverse e pericolose fazioni di guerra in cui m'ero trovato e d'aver meritato la stima dei bellicosi figli del Continente (Rio Grande).” (Giuseppe Garibaldi, “Memorie Autobiografiche”, Capitolo XXII, p. 65, Firenze, G. Barbèra, 1888).
Io avevo una sciabola e una carabina, che portavo attraversata sul davanti della sella. La mia Anita era il mio tesoro, non meno fervida di me per la sacrosanta causa dei popoli e per un vita avventurosa. Essa si era figurate le battaglie come un trastullo, e i disagi della vita del campo come un passatempo; quindi, comunque andasse, l’avvenire ci sorrideva fortunato, e più selvaggi si presentavano gli spaziosi americani deserti, più dilettevoli e più belli ci pareano. Poi sembravami d'aver fatto il mio dovere nelle diverse e pericolose fazioni di guerra in cui m'ero trovato e d'aver meritato la stima dei bellicosi figli del Continente (Rio Grande).” (Giuseppe Garibaldi, “Memorie Autobiografiche”, Capitolo XXII, p. 65, Firenze, G. Barbèra, 1888).


Wed, 2011-08-03 07:41
